L’italiano del mese: Motta, ‘Vivere O Morire’ (Sugar, 2018)

E’ andato a New York, Francesco Motta, per registrare il suo secondo album, un disco carico di aspettative dopo il successo del debutto, ‘La Fine Dei Vent’Anni‘ (2016). E’ cambiata la prospettiva, dalla Toscana all’America, dalla piccola Woodworm alla Sugar di Caterina Caselli (con contestuale aumento di budget), dall’essere emergente e debuttante (quanto meno da solista) a divenire uno dei maggiori esponenti della nuova scena cantautorale indipendente nostrana. A New York Motta si è portato Taketo Gohara, ingegnere del suono italo-giapponese di lunghissimo curriculum, ma ha deciso di fare praticamente tutto da solo anche in sede di produzione, limitando il sodalizio con Riccardo Sinigallia, arma vincente dell’esordio, a una sola canzone. Negli States, poi, l’incontro con Mauro Refosco, percussionista brasiliano membro anche degli Atoms For Peace di Thom Yorke e Flea.

Ed è proprio la cura dei dettagli, e soprattutto dei suoni, l’aspetto che immediatamente emerge da queste nuove canzoni del musicista toscano. Un suono che lascia spazio ancora una volta alle percussioni e alle chitarre, ma che abbassa i toni puntando prevalentemente sull’acustico. ‘Vivere O Morire‘ (dilemma piuttosto estremo) è un disco, ancora più del predecessore, molto personale, ed è questa atmosfera intima e raccolta a renderlo così interessante e pure coinvolgente. E’ chiaro che l’accento è posto su quanto Francesco dice nei testi delle proprie canzoni, al solito in maniera essenziale ma esaustiva, che l’aiuto di Pacifico rende ancora più centrati e certamente più maturi. C’è insomma una crescita sotto tutti i punti di vista, al netto del fatto che le linee melodiche siano molto simili all’esordio e che l’effetto sorpresa sia per forza di cose esaurito. In ogni caso, da Motta è giunto un altro ottimo album, una conferma molto importante a questo punto della carriera perché dimostra la sua capacità di introdurre novità con coerenza, facendo anche intravedere quanto abbia ancora da dire e da fare.

VOTO: 🙂