London Grammar: ‘Californian Soil’ (Ministry Of Sound, 2021)

Genere: trip-pop | Uscita: 16 aprile 2021

Poter vantare un album d’esordio da doppio disco di platino, oltre a un sophomore da primo posto in classifica, fa sì che le aspettative nei confronti dei London Grammar si mantengano alte anche nei confronti di quello che è il loro terzo LP in carriera. È per ottimizzarne la resa commerciale che l’uscita è stata ripetutamente rimandata sino ad aprile 2021, ed è, per l’appunto, a causa delle pressioni dell’industria discografica che la frontwoman Hannah Reid ha attraversato una sorta di crisi di rigetto che ha minacciato la prosecuzione del percorso della sua band. Un disagio che la musicista di Nottingham riconduce soprattutto al sessismo imperante nell’ambiente: “Non importava se avessi scritto io la canzone: appena entravo in studio, la mia opinione sembrava non importare a nessuno (…) Questo rappresentava qualcosa come di tossico per me“, confessa in questa intervista.

Eppure, ascoltando un qualsiasi brano dei London Grammar è immediatamente evidente come la sua voce sia fondamentale nel sorreggere un’impalcatura sonora che cerca costantemente di metterla nella migliore condizione per emergere. ‘Californian Soil‘ si propone, però, di mostrare qualcosa di più che un bel viso e un’ottima vocalità: è il disco in cui Hannah riesce finalmente esprimere le proprie idee con determinazione e fierezza. ‘How Does It Feel‘, ad esempio, è un’invettiva nei confronti di un certo tipo di maschilismo, corredata da un video dove lei stessa chiude il fidanzato (si suppone non sia quello vero) in auto mentre si accinge a bruciargli la casa. Musicalmente, le vellutate atmosfere di questo nuovo lavoro sembrano comunicare tutt’altro, tanto rassicurante è il pastiche tra trip-hop, elettronica ballabile e pop sofisticato che appare perfetto per quell’after-party di classe che seguita ad essere frequentato dagli stessi invitati delle stagioni passate.

A differenza di quella testuale, difatti, è proprio la componente prettamente musicale che pare non voler uscire da una comfort zone che, peraltro, non è mai stata precipua esclusività dei London Grammar. E’ la critica che ci sentiamo di muovere a un disco che sembra costruito per replicare il successo degli album che lo hanno preceduto senza prendersi troppi rischi. L’abilità vocale di Hannah (‘Call Your Friends‘, ‘Talking‘) e quella compositiva di Dominic Major e Daniel Rothman (‘Californian Soil‘, ‘Baby It’s You‘) rendono ‘Californian Soil‘ un’opera che raggiunge pienamente l’obbiettivo per cui è stata concepita, ma è proprio questa diffusa prevedibilità (‘Missing‘, ‘Lord It’s A Feeling‘, ‘I Need The Night‘) ad arginare qualsiasi tentativo di opposizione al posizionamento di marketing assegnato loro, e che dovrebbe far ulteriormente riflettere Hannah. Perché il talento per tentare qualcosa di differente, in lei e nei suoi colleghi, ci sarebbe tutto. Sono un paio di lentoni della seconda parte dell’LP (‘All My Love‘, ‘America‘), in cui la strumentazione da compilation chill-out si silenzia, a mostrare che i London Grammar possono essere sostanza, oltre che forma.

VOTO: 😐



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