Lost Under Heaven: ‘Love Hates What You Become’ (Mute, 2019)

Genere: art-rock | Uscita: 18 gennaio 2019

Ritorniamo al 2012, a quando Ellery James Roberts annunciò unilateralmente lo scioglimento dei WU LYF. Erano ormai divenuti un piccolo culto i quattro ragazzi di Manchester, e a ciò aveva molto contribuito proprio il frontman: belloccio, scenicamente magnetico, dotato di un unicissimo timbro vocale che lo faceva sembrare l’anello di congiunzione tra Tom Waits e Johnny Rotten, in grado di rendere punk anche la lettura della lista della spesa. Fu per l’appunto una sua scelta quella di mettere fine al gruppo, proprio nel momento di maggiore hype.

Del resto non erano tipi che si erano mai curati di successo e danaro, i WU LYF: avevano pubblicato ‘Go Tell Fire To The Mountain‘, il loro unico album, in autonomia, rifiutando diversi sostanziosi contratti discografici; si erano anche premurati di rifuggire qualsiasi eccessivo contatto con la stampa, negandosi a interviste e servizi fotografici. Allo stesso modo, Ellery James aveva proseguito diritto per la sua strada: “Me ne sono andato, ma questa non è la fine. Questo è l’inizio“, fu il commiato. Un inizio che, qualche mese più tardi, si capì essere quello dei LUH, altro acronimo che riassumeva “Lost Under Heaven“, ora diventato, in esteso, il nome del duo formato con la fidanzata, la visual artist olandese Ebony Hoorn. Una bella differenza con “World Unite Lucifer Youth Foundation“: da Lucifero al paradiso.

La ricerca musicale senza compromessi di Ellery è continuata anche con la nuova band, tanto da ingaggiare lo sperimentalista elettronico Bobby Krlic a.k.a. The Haxan Cloak come co-produttore dell’ottimo esordio del 2016, ‘Spiritual Songs For Lovers To Sing‘. L’evoluzione prosegue anche in questo ‘Love Hates What You Become‘ che, come suggerisce il titolo, è una sorta di ‘risveglio’ dall’idillio di inizio relazione argomentato nell’LP precedente. Alla sua realizzazione dà una grossa mano l’onnipresente John Congleton, di certo non un produttore mainstream ma sicuramente meno spigoloso di Krlic. E’ stato proprio Congleton, raggiunto a Los Angeles da Roberts e signora, a ‘consigliare’ di affidare le parti di batteria a Thor Harris degli Swans. Obbiettivo evidente del super-producer americano era infatti quello di creare un suono potente e abrasivo, che potesse pareggiare la magnificenza della voce di Ellery. E pensare che i demo che il musicista mancuniano aveva portato con sé in California erano solo voce, chitarra e piano…

In realtà, in ‘Love Hates What You Become‘ c’è anche tanto di Ebony, molto cresciuta sia vocalmente che in quanto a personalità: non più “la ragazza di” ma componente fondamentale del duo. La Hoorn canta da solista ‘Bunny’s Blues‘ e ‘Black Sun Rising‘, duetta con il proprio compagno in ‘Most High‘, ‘Loves Hates What You Become‘ e ‘Post Millenium Tension‘, contribuendo a mischiare ancora più le carte di un disco che ne esibisce parecchie: basato principalmente su ballate ruvide e ingarbugliate, si esalta nel accrescerne ciclicamente l’intensità grazie alla grinta e all’estro del frontman e alle impeccabili scelte (molto più elettriche rispetto al lavoro precedente) in sede di architettura dei suoni. Nel sophomore dei Lost Under Heaven ci sono rock, punk, blues, industrial e una marea di altre cose, che mettono una volta ancora in evidenza un talento, quello di Ellery James Roberts, unico nel panorama attuale e meritevole di una significativamente maggiore rilevanza.

VOTO: 😀