Matt Berninger: ‘Serpentine Prison’ (Concord, 2020)

Genere: soft-rock | Uscita: 16 ottobre 2020

È lo stesso Matt Berninger a raccontare come il disco preferito di suo padre sia da sempre ‘Stardust‘ di Willie Nelson, un LP in cui il countryman texano riproponeva a suo modo celebri brani pop della storia americana. Da piccolo, Matt lo ha ascoltato talmente tante volte da farlo diventare anche uno dei suoi album preferiti. Quell’opera, pubblicata nel 1978, era prodotta dal tastierista della band di Nelson, Booker T. Jones, un’istituzione della musica americana e non solo, vincitore di un Grammy alla carriera e collaboratore di personaggi del calibro di Otis Redding, Rod Stewart, Bill Whiters, John Lee Hooker, Neil Young, Norah Jones, e chi più ne ha più ne metta. E proprio all’ormai 75enne Jones ha pensato Berninger per il suo esordio da solista, e dunque orfano dell’apporto dei fratelli Dessner alla scrittura. “Ascoltare ‘Stardust’ mi fa venir voglia di indossare una felpa e sentirmi al sicuro“, racconta il frontman dei National a Rolling Stone, rammentando la sua infanzia e il calore domestico in cui è cresciuto. Ebbene, proprio Booker T. Jones è stato la “felpa” di Matt in questo lavoro, per cui il musicista di Cincinnati non è certo stato lasciato solo: Matt Barrick e Walter Martin (The Walkmen), Andrew Bird, il compagno di band Scott Devendorf, l’ex collaboratore negli El Vy Brent Knopf sono, tra i numerosi altri, tutti presenti nei credits.

È dunque volutamente un disco “cozy“, un termine che in inglese significa “confortevole”, “caldo”, “intimo”, quello che Berninger voleva realizzare proprio ispirandosi all’album di Nelson. In principio, anche questo ‘Serpentine Prison‘ doveva essere un LP di cover, e il bellissimo rifacimento di ‘Holes‘ dei Mercury Rev, diffuso qualche mese fa, una di esse. Poi, però, a Matt è venuto da scrivere, per la prima volta di sé stesso, ed è così che è nata la title-track, e poi tutto il progetto ha preso un’altra direzione. L’apporto di Jones è rimasto invariato, i suoni del disco sono tra il semi-acustico e il vellutato con ampia presenza, ovviamente, di tastiere, organi, pianoforti, oltre che archi e fiati.

A parte l’inconfondibile voce baritonale e le liriche, che rimangono estremamente caratteristiche, ‘Serpentine Prison‘ è, a sentirlo bene, molto diverso da un album dei National. Se non altro per l’assenza delle chitarre dei Dessner e della sezione ritmica dei Davendorf (soprattutto della batteria di Bryan), ma lo è anche per precisa scelta, come si spiegava sopra. Questa diffusa placidità e mitezza lo rende meno dinamico degli LP della sua band principale, e a tratti un po’ macchinoso (‘Loved So Little‘, ‘Collar Of Your Shirt‘). Ci sono però brani all’altezza di cotanta discografia, su tutti i due singoli ‘Distant Axis‘ e ‘Serpentine Prison‘, e molti altri certamente di livello, come ‘One More Second‘ (bellissimo l’assolo di organo), ‘Silver Springs‘ (un duetto con Gail Ann Dorsey, storica collaboratrice di Bowie), ‘Take Me Out Of Town‘ e ‘All For Nothing‘. Il debutto in autonomia di Matt Berninger è dunque un buon disco, peraltro perfetto per i pomeriggi uggiosi di questa stagione.

VOTO: 🙂



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