Mudhoney: ‘Digital Garbage’ (Sub Pop, 2018)

Genere: proto-punk | Uscita: 28 settembre 2018

I Mudhoney non sono mai stati abbastanza celebrati per l’importanza che hanno avuto lungo tutti i trent’anni della loro carriera, compiuti proprio nel 2018. Un esempio: si deve a Mark Arm la coniazione del termine “grunge“, lo aveva utilizzato già nel 1981 su una fanzine di Seattle per descrivere la sua band dell’epoca, i Mr. Epp And The Calculations. Furono proprio i Mudhoney uno dei gruppi guida della locale scena rock che con tale definizione si identificò, tanto che lo stesso Kurt Cobain li citò più volte come fondamentale riferimento. Rimasero però sempre fedeli alla loro linea di aspri rocker poco avvezzi ai compromessi, non cercando mai ansiosamente il successo e non facendosi mai troppo condizionare dalla notorietà. Questo li portò a sopravvivere, in tutti i sensi, quando su Seattle i riflettori si spensero.

Tre decadi dopo, a un lustro dall’ultimo LP, li ritroviamo ruvidi e rabbiosi come da ragazzi, a parlare delle ingiustizie di una società in cui non riescono, oggi ancora meno di allora, a riconoscersi. ‘Digital Garbage‘ è titolo eloquente, è prima di tutto il biasimo a una virtualità che calpesta la realtà creando una forma distorta di valutazione di sè e di ciò che circonda (‘Kill Yourself Live‘), ma contiene anche una serie di aspre critiche all’eccessiva facilità con cui si scatenano conflitti (‘Nerve Attack‘), all’insensatezza della proliferazione di armi (‘Please Mr. Gunman‘), alla moda dell’insulto social (‘Hey Neanderfuck‘), all’incoerenza di una cristianità di facciata (‘21st Century Pharisees‘), alla ricchezza come unico machiavellico fine (‘Prosperity Gospel‘).

Le invettive di Arm sono veicolate attraverso canzoni che non erano mai state così dirette, immediate, coese. Quello dei Mudhoney 2018 è un proto-punk duro e puro, un “raw power” diretto discendente della versione 1973 degli Stooges. Non vuole suonare moderno proprio perché la modernità la rifugge, la disapprova, la contesta. Lo fa con una credibilità e un’efficacia date da una passione che potremmo definire ‘politica’, e dalla capacità di sintetizzare il suono perfetto per renderne ardore e partecipazione. Trent’anni dopo, i Mudhoney sono vivi lottano insieme a noi. Come leoni.

VOTO: 🙂



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