Paul McCartney: ‘McCartney III’ (Capitol, 2020)

Genere: pop-rock | Uscita: 18 dicembre 2020

I dischi targati semplicemente “McCartney” sono da tempo uno specifico trademark nella sterminata discografia di uno dei più insigni songwriter della storia della musica. Sono sempre capitati, piuttosto casualmente, durante un anno da cifra tonda: nel 1970 ‘McCartney‘, nel 1980 ‘McCartney II‘, nel 2020 ‘McCartney III‘. In tutti e tre i casi Sir Paul si è ritrovato da solo più per necessità che per scelta: subito dopo lo scioglimento dei Beatles 50 anni fa, in seguito all’esaurimento della ‘fase-Wings’ quattro decenni or sono, chiuso in casa dal lockdown (o “rockdown“, come egli stesso lo ha ribattezzato con ironia da boomer) la scorsa primavera. Anche per il terzo capitolo di questa specifica serie ha provveduto personalmente a ogni incombenza: scrittura, esecuzione, produzione. Lo ha fatto nella sua tenuta del Sussex in cui ha passato la quarantena insieme alla famiglia della figlia più grande, Mary, colei che, ancora neonata, compariva nel retro di copertina del primo McCartney, e che, ormai 51enne, ha scattato la foto posta in analoga posizione in questo nuovo disco.

Avevo del tempo a disposizione e un po’ di cose da completare, volevo farlo per puro divertimento, ma poi mi sono accorto che 11 nuove canzoni potevano costituire un album intero. Il fatto che non lo stessi realizzando di proposito lo hanno reso migliore e sicuramente più divertente“, racconta Paul in questa ospitata al ‘Tonight Show‘ di Jimmy Fallon. È un aspetto, il piacere di fare musica, che ‘McCartney III‘ trasmette in maniera diretta e manifesta, e per chi di anni ne ha 78 e ha intrapreso questa professione un sessantennio fa, non è poi così scontato. Come accaduto nei precedenti due episodi, quando un fantasista come l’ex-Beatle si prende la libertà di svariare a tutto campo il risultato finale è estremamente composito: in questo caso si va da rock ‘n’ roll abbondantemente tinti di blues come ‘Lavender Lil‘ e ‘Slidin’‘ a delicatissime ballate acustiche come ‘The Kiss Of Venus‘ e ‘When Winter Comes‘, passando per tracce decisamente meno prevedibili, come l’intro strumentale di 5 minuti, ‘Long Tailed Winter Bird‘, la sperimentazione lunga 8’, ‘Deep Deep Feeling‘, e il pop-rock un po’ R&B di ‘Deep Down‘, che di giri d’orologio ne raggiunge quasi 6. Insieme fanno circa 19 minuti e mezzo, quasi la metà dei 44 totali, concreta evidenza che per il suo 18° LP con le proprie generalità Sir Paul non si è certo adagiato sugli allori.

È ciò che da sempre ha contraddistinto la carriera solista del musicista di Liverpool, costantemente orientata a creare qualcosa di ‘altro’ rispetto al giubilo generato dalla band che aveva segnato la prima parte della sua vita. ‘McCartney III‘ è anche la dimostrazione di un talento che necessita piena indipendenza di espressione: enorme il divario, sia artistico che qualitativo, con il precedente ‘Egypt Station‘, LP chiaramente costruito per generare turnover e indirizzato in maniera controproducente da produzioni invadenti e a tratti inopportune. Le cose a Paul vengono meglio in autonomia, come ulteriormente certificano due potenziali singoli quali ‘Find My Way‘ e ‘Seize The Day‘, brano che rimarca come, ancora oggi, sia “still alright to be nice“. Che il dio della musica ce lo conservi così, “alright” e “nice“, ancora per un po’.

VOTO: 😀



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