Porridge Radio: ‘Every Bad’ (Secretly Canadian, 2020)

Genere: alternative-rock | Uscita: 13 marzo 2020

A Brighton il lungomare sembra non finire più. Si può camminare per chilometri su quei sassolini beige che non si trovano da altre parti. Il centro cittadino si gira facilmente a piedi in una mezz’oretta, le stradine strette delle gioiellerie, le Lanes, si aprono verso est su Bond e Gardner Street, la zona hipster dove ci sono i negozi dell’usato, quelli di dischi, le caffetterie e i locali notturni. A livello culturale è il cuore pulsante della città, nella quale giovani da ogni parte del Regno Unito (e non solo) vanno soprattutto per divertirsi. C’è dunque sempre tanta gente a Brighton, e quindi anche tanti concerti, oltre al maggior festival inglese dedicato alle band emergenti, The Great Escape, al contempo riferimento e volano per la locale scena musicale, di cui i Porridge Radio fanno parte da tempo.

C’è voluta però una label americana, la Secretly Canadian, per rendere giustizia al talento di Dana Margolin e dei suoi compagni di band e consentire loro un esordio discografico vero e proprio. ‘Every Bad‘ arriva quattro anni dopo ‘Rice, Pasta And Other Fillers‘, una sorta di demo auto-prodotto che il quartetto distribuiva amatorialmente durante i propri concerti. Non potevano, quelle canzoni ancora acerbe registrate nel giardino del batterista Sam Yardley, mostrare le numerose doti del gruppo, a cominciare da quelle vocali e interpretative della propria frontwoman, per cui i paragoni di questi giorni con PJ Harvey, Karen O, Dolores O’Riordan e Jehnny Beth non sembrano assolutamente campati in aria.

L’eccezionalità di ‘Every Bad‘ sta però anche nelle architetture sonore dei suoi brani, che inglobano diversi elementi classici dell’alternative rock degli ultimi 40 anni, dal post-punk al post-rock fino al noise e allo shoegaze, ma li rimescolano in maniera estremamente personale. E’ davvero difficile prevedere dove ciascuna delle 11 tracce del disco andrà a parare, tanto le strutture sono irregolari e intricate. Il singolo ‘Sweet‘ è a proposito esemplare nell’esplicitare sin da subito una dinamica quiet-loud che sarà estremamente ricorrente, così come i frequenti crescendo, sia dal punto di vista empatico (‘Nephews‘, ‘Pop Song‘) che da quello dei volumi (‘Long‘, ‘Lilac‘), e l’evidente inclinazione della Margolin per le insistenti ripetizioni liriche: “Suona davvero bene ripetere le stesse parole continuamente, fino a che non si trasformano in qualcosa di solenne.

E’ invece piuttosto facile pronosticare per Dana un sensibile aumento di notorietà, così come per alcuni estratti dei suoi testi, essenziali ma estremamente pregnanti: “Thank you for leaving me / Thank you for making me happy” da ‘Born Confused‘, (opener, manifesto programmatico e miglior brano in scaletta) o “I don’t want to get bitter / I want us to get better” dal bellissimo singolo ‘Lilac‘. Ma non è soltanto quello che dice, è come lo dice: ‘Don’t Ask Me Twice‘ e ‘Circling‘ mostrano cambi di registro interpretativo permessi soltanto alle grandissime; carisma e autenticità rimangono invariati sia quando la sua voce si fa più docile (‘Pop Song‘), che quando sale di tonalità (‘Don’t Ask Me Twice‘). Un’alternanza repentina di umori, sensazioni e inquietudini capace di giungere a tutti non perché di facile assimilazione, ma perché intimamente coinvolgente, e che per questo assume ancora più valore.

VOTO: 😀



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