Post Animal: ‘When I Think Of You In A Castle’ (Polyvinyl, 2018)

Diciamola tutta, i Post Animal hanno raggiunto la notorietà perché uno dei componenti è Joe Keery, l’attore che interpreta Steve Harrington in ‘Stranger Things‘. Joe, peraltro, non è neanche un membro attivo del gruppo, nelle foto stampa nemmeno compare. Ha però partecipato alla realizzazione del disco e, come gli altri cinque compagni, canta in alcuni brani, oltre a suonare la chitarra. Proprio l’attività principale del belloccio con la lacca della serie TV di Netflix aveva in realtà messo a repentaglio l’esistenza della band. L’essere entrati in studio è stato un po’ come quelle vacanze riparatrici per relazioni in crisi: “Volevamo fare un disco per cui fossimo tutti e sei insieme nella stessa stanza“, afferma il batterista Wesley Toledo nella press-release, che punta molto sul fatto che i Post Animal siano soprattutto “una band di amici“.

Ed è proprio il fatto di essere in sei e di essere amici che ha probabilmente portato alla varietà musicale presente in ‘When I Think Of You In A Castle‘. Tutti i membri del gruppo cantano, fatto non usuale per collettivi con così tanti componenti. Supponiamo che anche il processo creativo sia diviso in parti pressoché uguali, perché i dieci brani in scaletta hanno ognuno una propria specifica identità, tanto che sembra di essere di fronte a una raccolta piuttosto che a un disco registrato in un’unica sessione. Il trait d’union è la passione per il rock del passato, soprattutto dei ’70, soprattutto psichedelico. Ci sono però chiare influenze hard-rock, prog e anche indie più contemporanee (anni ’00). L’insieme conferisce personalità a una proposta che non ricalca i soliti Tame Impala, ma che cerca di metterci del proprio anche dal punto di vista dell’abilità dei musicisti, che pare di buon livello pure su YouTube. Certo, passare dall’indie-pop dell’ottimo singolo ‘Ralphie‘ a un brano che si intitola ‘Heart Made Of Metal‘ può essere straniante, e da un certo punto di vista siamo a cospetto di un album ancora acerbo: quando i sei ragazzi di Chicago avranno definito più concretamente il proprio stile potranno fare grandi cose, perché qualità e fantasia non mancano. In ogni caso, questo esordio è già qualcosa di molto più che buono.

VOTO: 🙂