Shamir: ‘Shamir’ (autoproduzione, 2020)

Genere: alternative-pop | Uscita: 2 ottobre 2020

So quello che è meglio per me, ed è molto più importante della fama e dei soldi“: in questa dichiarazione, rilasciata al New York Times nel 2017, c’è tutto Shamir Bailey, per tutti semplicemente Shamir. C’è la sua storia personale di precocissima popstar interrotta prematuramente, ma è anche rappresentativa del suo approccio alla musica e alla vita in genere, che si riassume perfettamente nella definizione che il 25enne cantautore di Las Vegas dà della sua identità di genere: “non-binary”. Fu proprio quell’anno, il 2017, che Shamir evidenziò una forte differenza di vedute con l’etichetta che lo aveva messo sotto contratto, la XL Recordings, e che a suo dire voleva eccessivamente indirizzarne le scelte artistiche. L’accordo venne stracciato e da allora il musicista americano pubblica dischi in completa autonomia, auto-producendosi. Ne fa peraltro uscire parecchi, considerato che questo ‘Shamir‘ è già il suo secondo del 2020, il settimo in poco più di cinque anni.

Non è, del resto, un caso che il titolo del suo nuovo LP corrisponda al suo nome di battesimo. L’aspetto dell’affermazione di sé e della propria identità di musicista e di persona è sempre stato presente nelle sue composizioni, ma questo è il primo lavoro in cui, dice, “ho creduto fermamente in quello che facevo e tutto è stato meditato. È venuto fuori esattamente come l’avevo immaginato“. È effettivamente uno spumeggiante condensato di ogni genere trattato nella fasi precedenti della sua carriera: c’è tanto rock, sempre frequentato dai tempi della band punk che il ragazzo di Las Vegas aveva fondato appena 16enne, ma anche il forte retaggio di quel pop da classifica da cui evidentemente è stato grande fruitore, se è vero che in recenti interviste vengono citate Gwen Stefani, Kelly Clarkson e Miranda Lambert. Tutto ciò è filtrato da una lente autenticamente alternative, se è vero che ad aiutarlo nelle registrazioni ha provveduto Kyle Sulley, uno che ha lavorato con gente come Hop Along, Diet Cig e Adult Mom.

La sua particolarissima vocalità androgina, i riffoni di chitarre e le melodie ultra-catchy e un po’ funky sono i tre elementi che più caratterizzano le otto canzoni contenute in questo disco molto breve (27 minuti) ma parecchio esaustivo. Fa bene a esserne soddisfatto Shamir, perché è effettivamente l’album dove la sua idea di musica si completa, quello in cui la sua personalità emerge nitida ed estremamente riconoscibile. ‘On My Own‘ è un vero e proprio manifesto programmatico, ma molto incisive e altrettanto riuscite sono anche le elettricissime ‘Paranoia‘ e ‘Running‘, mentre mostrano grande versatilità il country-rock di ‘Other Side‘ (una sorta di Perry Farrell meets Prince) e la più indietronica e trasognata ‘I Wonder‘. La conclusiva ‘In This Hole‘, lussuosa elegia con organo e archi, mostra una volta di più che Shamir non è come gli altri, sotto diversi punti di vista. A maggior ragione dopo un disco come questo, che ha l’unico difetto di essere troppo breve, ma che è senza dubbio il suo migliore.

VOTO: 🙂



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