Speedy Ortiz: ‘Twerp Verse’ (Carpark, 2018)

Sadie Dupuis fondò gli Speedy Ortiz nel 2011 come progetto solista. Era una che già allora aveva bene in mente cosa dire e cosa fare, così intraprendente da riuscire a registrare un intero album sul proprio laptop durante un campus estivo in cui insegnava cantautorato. Il primo vero LP degli Speedy Ortiz arrivò però solo nel 2013, dopo che Sadie aveva deciso che sarebbe stato più utile formare una band, e dopo che molte testate e soprattutto la Carpark Records si interessarono a loro. Nel frattempo, era anche riuscita a conseguire un master in belle arti dall’Università del Massachusetts per il suo talento nella poesia, che è chiaramente visibile nei testi delle sue canzoni.

Tutto questo per farvi capire che gli Speedy Ortiz sono una band da prendere sul serio e, se ancora non l’aveste fatto, questo è l’album giusto per cominciare. Per loro si è scomodato persino Mike Mogis dei Bright Eyes, che ha lasciato la sua amatissima Omaha per accompagnarli a New York, al Silent Barn, una sorta di comune autogestita che ospita anche un ottimo studio di registrazione. Al mastering è invece intervenuto Emily Lazar, uno che ha vinto dei Grammy e ha lavorato con Sia, le Haim e Beck. Insomma, almeno nelle intenzioni, evidenti per le professionalità coinvolte, siamo al cospetto di un decisivo salto di qualità.

Salto di qualità che è concreto, perché mai come in questo LP la scrittura di Sadie pare ispirata. A livello testuale non c’era da dubitarne (lo abbiamo detto, la Dupuis è una poetessa laureata); la sorpresa arriva dalla componente musicale, che anche grazie a Mogis sembra aver trovato definitiva sintesi. L’influenza della scena lo-fi/DIY dei ’90 è ancora evidentissima (immaginate i Pavement che suonano con le Breeders), ma la sua sghemba irruenza si ammorbidisce di melodie che così appiccicose non lo erano mai state (‘Buck Me Off‘, ‘Lucky 88‘, ‘Alone With Girls‘, ‘Moving In‘). Questo mix è quanto più prossimo può essere al termine “dolce-amaro“, ed è la carta vincente di un disco che si distingue da molte delle uscite contemporanee proprio per la sua estraneità a qualsiasi calcolo di opportunità. ‘Twerp Verse‘ è un album che vuole essere fuori dal coro sia per quello che dice che per come suona, e ci riesce autorevolmente senza risultare in nessun caso fastidioso ma, al contrario, rivelandosi attraente: “You hate the title but you’re diggin’ the song“, dice Sadie nella conclusiva ‘I Hate The Title‘ (il brano migliore del lotto), ed è un formidabile riassunto di questo LP.

VOTO: 🙂



 

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