Sundara Karma: ‘Ulfilas’ Alphabet’ (Sony, 2019)

Genere: art-rock | Uscita: 1 marzo 2019

Oscar ‘Lulu’ Pollock ha lunghi capelli dorati, visibilmente tinti. Gli piace mettersi il rossetto e indossare abiti femminili, ed è solito raccogliere la criniera ossigenata in improbabili trecce, come si può vedere qui. Un paio d’anni fa, ai tempi dell’esordio ‘Youth Is Only Ever Fun In Retrospect’, non era così colorato, si vestiva quasi esclusivamente di nero. Ecco, il confronto (anche delle rispettive copertine) tra le tonalità cupe dell’album di debutto e l’arcobaleno di questo sophomore dà visivamente l’idea della trasformazione avvenuta nei Sundara Karma, che hanno aggiunto alla propria musica tantissime colorate sfumature.

Ho scritto le canzoni di questo disco senza preoccuparmi del loro destino, se fossero o meno adatte a noi“, racconta Pollock in questa intervista, ed è probabilmente la libertà creativa che ne ha conseguito ad aver giovato alla sua scrittura. Le tracce in scaletta sono ben 13 per un totale di 54 minuti, e raccolgono una quantità di riferimenti tale da riempire un bignami della storia dell’art-rock. David Bowie, Talking Heads, Roxy Music, ma anche band più recenti, altrettanto stimate, come Modest Mouse e Wolf Parade. Si può sentire tutto ciò in ‘Ulfilas’ Alphabet‘, titolo dedicato a un vescovo ellenico del IV secolo dopo Cristo, che aveva pensato bene di imbarcarsi nell’impresa impossibile di tradurre l’intera Bibbia in un alfabeto da egli stesso ideato.

L’eccezionalità di questo secondo album della band di Reading è data dunque, in primis, dalla strabordante personalità di Oscar detto Lulu, rilevabile indistintamente sia nella scrittura di queste eccellenti canzoni che nella loro interpretazione, in cui riesce a passare con facilità da rocker a performer a crooner. I succitati mostri sacri non potranno aversene a male per essere stati accostati al suo nome: è palese che l’eguagliarli sia nei fatti impossibile per chiunque, ma Pollock ha un talento tale da riuscire almeno ad avvicinarvisi. Lo fa con gioia, divertimento e giocosità: ‘Ulfilas’ Alphabet‘ invita spesso e volentieri al ballo, ad esempio nelle godibilissime ‘Symbols Of Joy & Eternity‘ e ‘Little Smart Houses‘, ma è altrettanto credibile in passaggi più soft come ‘Illusions‘, ‘The Changeover‘ e ‘Sweet Intentions‘, in rock più accesi come ‘One Last Night On This Earth‘ e ‘Rainbow Body‘, o in tributi al passato come i ’70 di ‘A Song For My Future Self‘ e gli ’80 di ‘Higher States‘.

Saliti alla ribalta un paio di stagioni or sono come possibile next big thing, i Sundara Karma avevano inizialmente pagato il peso delle aspettative, ma questo secondo capitolo, una delle più positive e propositive crescite artistiche registratesi negli ultimi anni, è una palese dimostrazione che quelle previsioni erano assolutamente azzeccate.

VOTO: 😀


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