The Cribs: ‘Night Network’ (PIAS, 2020)

Genere: power-pop | Uscita: 20 novembre 2020

Per una band a conduzione famigliare come i Cribs, formata dai gemelli Gary e Ryan Jarman e dal fratello minore Ross, deve essere stato un duro colpo scoprire di non avere pieno diritto di utilizzazione del proprio catalogo musicale. Una discografia peraltro davvero corposa (di cui questo ‘Night Network‘ è l’ottavo capitolo sulla lunga distanza), che negli ultimi due anni il trio non ha potuto impiegare in alcun modo a causa della disputa legale seguita alla separazione dal vecchio management, che a quanto pare aveva fatto in modo di ottenere il sostanziale controllo delle loro opere. Una lunga battaglia che ha prostrato i tre fratelli anche dal punto di vista del morale, tanto da fargli considerare lo scioglimento del gruppo. Fino a che, come nelle migliori favole a lieto fine, non è comparso l’eroe risolutore, nello specifico l’amico Dave Grohl, che ha offerto loro il suo studio privato, il famoso 606 di Los Angeles, dove rinchiudersi per tornare a pensare unicamente alla musica.

Evidentemente scocciati dall’ingerenza altrui, i Cribs hanno deciso, per la prima volta, di occuparsi autonomamente della produzione del proprio materiale. È probabilmente il problema di fondo di un disco che – lo esplicitiamo subito – appare senza mordente e poco ispirato. La scelta stilistica più importante, quella di alleggerire il peso delle nuove composizioni con una marcata melodicizzazione vintage, ispirata principalmente ai Sixities di Beach Boys e Motown, non sembra pagare. Soprattutto se annacquata dal consueto approccio Nineties tipico del trio inglese, che fa apparire tutta la prima parte del lavoro come una serie di tentativi mal riusciti di ibridizzazione del loro suono: ‘Screaming In Suburbia‘, ‘Never Thought I’d Feel Again‘, ‘Under The Bus Station Clock‘ e ‘She’s My Style‘ sono alcuni esempi di canzoni melodicamente assai prevedibili, strutturalmente ridondanti e fondamentalmente bruttine. Anche il singolo ‘I Don’t Know Who I Am‘ finisce per sprecare una collaborazione importante come quella con Lee Ranaldo, la cui chitarra distorta appare completamente slegata dalla natura del pezzo, rendendolo interessante soltanto nella coda conclusiva. Così, le cose migliori si ascoltano a fine scaletta, quando alcune tracce sembrano finalmente prendere una direzione definita: l’alt-rock incisivo di ‘The Weather Speaks Your Name‘, la melodia azzeccata di ‘Siren Sing-Along‘, l’indie-pop delicato di ‘Earl & Duke‘. Niente di indimenticabile, ma quantomeno gradevole.

Edwyn Collins, Alex Kapranos, Nick Launay, Dave Fridmann, Ric Ocasek e Steve Albini: è la lista di illustrissimi produttori che hanno operato nei precedenti album dei Cribs, in cui può essere incluso anche il nome di Johnny Marr, momentaneamente nel gruppo tra il 2008 e il 2011. Un elenco importante, scorrendo il quale si fa largo l’ipotesi che i fratelli Jarman, sempre confermatisi come onestissimi mestieranti del rock britannico, necessitino di un autorevole aiuto esterno per completarsi ed eccellere. L’assenza di un tale, decisivo apporto può essere la ragione per cui ‘Night Network‘ appare come una delle prove meno riuscite della loro carriera.

VOTO: 🙁



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