The National: ‘I Am Easy To Find’ (4AD, 2019)

Genere: chamber-rock | Uscita: 17 maggio 2019

Fino al 3 settembre 2017, Mike Mills e Matt Berninger neanche si conoscevano. E’ stato Mike a scrivere a Matt una mail, voleva in qualche modo collaborare con una band di cui era grande fan. Pochi altri messaggi ed ecco che il connubio inizia a prendere la forma definitiva: quella di un film diretto da Mills e di un nuovo album dei National.

I due progetti si sono sviluppati in parallelo, la musica della band di Cincinnati assolutamente essenziale per il cortometraggio di 24 minuti con protagonista la bellissima e bravissima Alicia Vikander, la storia e le immagini del regista fondamentale fonte di ispirazione per le nuove canzoni del quintetto, alla cui scrittura ha collaborato più che in passato la moglie di Matt, Carin Besser. ‘I Am Easy To Find‘ in quanto film osserva la vita di una donna, dalla nascita alla morte, nei momenti che più significativamente la vanno a caratterizzare, anche se in apparenza futili. Le brevi sequenze vengono commentate da stringati sottotitoli e dalle canzoni dei National, anch’esse alternate in brevi estratti in un espressivo megamix.

La scelta di una protagonista per il toccante corto di Mills è stata cruciale nella decisione della band americana di affidare molte delle parti vocali delle 14 canzoni in scaletta (più due interludi) a una ‘squadra’ di voci femminili: Gail Ann Dorsey, storica collaboratrice di Bowie, Lisa Hannigan, Sharon Van Etten, Mina Tindle e Kate Stables aka This Is the Kit. E’ il loro affiancamento vocale a Matt Berninger la principale novità rispetto alle precedenti opere dei National, ed è un fattore che va a incidere su atmosfere e scelte stilistiche, con arrangiamenti che si arricchiscono di una strumentazione vasta e varia. Ne esce così il loro disco più delicato, intimo e introspettivo (si ascoltino per esempio ‘Not In Kansas‘ e ‘Light Years‘), ma anche quello più eterogeneo.

E’ evidente quanto il lavoro del regista abbia influito sulla creatività del gruppo, tanto da essere inserito nei credits come co-produttore: mai un album dei National si era spinto oltre l’ora di durata, e mai le strutture delle loro canzoni avevano subito una così importante riorganizzazione rispetto alla classica forma-canzone. Beninteso, accade in pochi episodi, ma significativi: ‘The Pull Of You‘, con un congiunto spoken-word tra Berninger e Sharon Van Etten; ‘So Far So Fast‘, con la sua coda strumentale; ‘Dust Swirls In The Strange Light‘, affidata al Brooklyn Youth Chorus e al drumming irregolare di Bryan Davendorf; la sincopata ‘Where Is Your Head‘, con la sovrapposizione di beat digitali e analogici. Non mancano, ovviamente, i brani con il tipico trademark del quintetto: l’openerYou Had Your Soul With You‘, con il suo Dessneriano riff nervoso, ‘e ‘Rylan‘, più classicamente National dei grandi classici dei National, sono probabilmente due episodi che potranno entrare stabilmente nel cuore dei fan.

L’altissima qualità ancora una volta mostrata da Berninger e dai fratelli Dessner e Davendorf rende abbastanza pleonastica la discussione sulla posizione che questo disco potrà andare a occupare nella graduatoria dei migliori album dei National. E’ meramente una questione di gusto e sensibilità personale preferire la compattezza di LP come ‘Boxer‘ e ‘Alligator‘, o la maggiore dinamicità di ‘Sleep Well Beast‘. Ciò che va sottolineato è che ancora una volta, e pure a breve distanza da quella precedente, i National mettono in fila una corposa quantità di canzoni abbondantemente sopra la media e in conformità con quello che è il loro livello abituale. Difficile trovare band contemporanee di un tale valore: si contano sulle dita di una mano, e in un ipotetico elenco si posizionerebbero tutte dopo di loro.

VOTO: 😀