The Notwist: ‘Vertigo Days’ (Morr, 2021)

Genere: indietronica | Uscita: 29 gennaio 2021

Che ci si approssimi ai 20 anni dall’uscita di ‘Neon Golden’ l’album che rese celebri i Notwist nonché pietra miliare di quel genere ibrido denominato “indietronica”, la dice lunga su quanto rapidissimo scorra il tempo. I tre bavaresi, tuttavia, non sono tipi da auto-celebrazioni, e preferiscono concentrarsi sugli step successivi di una carriera dettata prettamente da logiche artistiche. Lo dimostrano le miriadi di side-project e collaborazioni (Spirit Fest, Hochzeitskapelle, Alien Ensemble, Joasihno) messi in atto tra un disco e l’altro del loro impiego principale, e la grande varietà di contributi e spunti inclusi in questo nuovo LP, che è il loro nono in studio (il primo in sei anni) e che sigla oltre un trentennio di esercizio.

Ballate elettro-acustiche, suoni congegnati elettronicamente, frequenti code krautrock hanno sempre contraddistinto un suono unico e abbondantemente imitato ben al di fuori della loro regione d’appartenenza, senza che però si riuscisse a pareggiarne sofisticatezza, gradevolezza melodica e carica emotiva. Si muove su simili coordinate anche ‘Vertigo Days‘, ma con una sostanziale novità: l’allargamento di un gruppo che, va ricordato, dal 2014 è rimasto orfano della fondamentale collaborazione di Martin Gretschmann, imprescindibile nel costruire le trame sonore del succitato capolavoro del 2002. A rimpiazzarlo, una serie di vocalist, producer e performer intercettati da Markus Acher nelle proprie attività parallele, come Saya dei Tenniscoats (che canta, anche in giapponese, nel singolo ‘Ship‘), il poli-strumentista Ben LaMar Gay (voce in ‘Oh Sweet Fire‘), il clarinettista jazz Angel Bat Dawid (che suona in ‘Into The Ice Age‘), e la songwriter elettronica argentina Juana Molina (beat e cantato in ‘Al Sur‘): “Volevamo mettere in discussione il concetto di band aggiungendo altre voci e idee, altre lingue, cercando anche di offuscare l’idea di identità nazionale“, spiega il frontman nella press-release della Morr Music, l’etichetta loro connazionale che pubblica questo composito lavoro.

Per i puristi dei Notwist non sono grandissime notizie: ‘Vertigo Days‘ appare più un mixtape compilato dai gusti personali di Acher che un album, lasciando ampio spazio alle sensibilità artistiche dei tanti (troppi?) featuring. Lamenta anche una certa ridondanza (‘Stars‘ e ‘Into Love‘ vengono riprese una volta ciascuna), passaggi eccessivamente auto-indulgenti (‘Ghost‘, le stesse ‘Oh Sweet Fire‘ e ‘Into The Ice Age‘, la repriseInto Love Again‘) e, per la prima volta in molti anni, la mancanza di brani realmente trainanti. Paradossalmente, sono i pezzi analogici a ricordare quanto sia abbondante il talento di Markus come cantautore (‘Where You Find Me‘, ‘Loose Ends‘, ‘Sans Soleil‘), ma questa sua nuova opera appare, nel suo complesso, decisamente poco centrata, e anche un po’ pasticciata. Concentrandosi troppo sulle ospitate, non sintetizza una nuova e definita direzione per la band, palesando dei limiti anche nella riproposizione delle conclamate virtù.

VOTO: 🙁



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