Titus Andronicus: ‘An Obelisk’ (Merge, 2019)

Genere: punk-rock | Uscita: 21 giugno 2019

Ciò che meglio di tutto descrive il sesto album in studio dei Titus Andronicus è la sua durata, ‘appena’ 38 minuti. Mai così poco per la band guidata da Patrick Stickles, che in nessun’altra delle cinque occasioni antecedenti era riuscita a fermarsi prima dei 46′, il minutaggio raggiunto nel precedente ‘A Productive Cough‘, uscito a marzo dello scorso anno, dunque non molto prima di ‘An Obelisk‘. In quell’LP, però, i brani in scaletta erano solo 7, mentre a questo giro sono 10. La differenza nella durata media delle tracce è dunque piuttosto sensibile.

Sarebbe sbagliato, del resto, considerare gli ultimi due lavori della band di Glen Rock (New Jersey) come opere a sé. Sono in qualche modo collegati, una sorta di scissione delle due influenze principali del quartetto americano, splendidamente amalgamate nel loro capolavoro ‘The Monitor‘ del 2010: ovvero, la tradizione country/folk Americana (con la A maiuscola) e il punk-rock anglofono. Tanto era prolisso, semi-acustico e destrutturato l’album del 2018, al contrario è diretto, elettrico e spedito questo nuovo. Non è un caso che alla produzione sia stato convocato l’ex Husker Du Bob Mould, icona del power-rock a stelle e strisce, e che la scelta dello studio di registrazione sia caduta su quello di proprietà di Steve Albini, in cui è stato completato in soli sei giorni.

E’ in effetti l’immediatezza il maggior pregio di questo LP, oltre alle sempre sferzanti liriche che Stickles conferma di avere nella penna: “Questo disco parla di particolare individuo, il ‘vero’ punk. Non l’edonista nichilistico che piscia per strada, ma qualcuno che forse ha molto di voi e certamente molto di me, colui che raschia il fondo del barile per cercare di pagare una bolletta”, spiega Patrick nella press-release della Merge Records. La sua essenzialità è però anche un grosso limite: i Titus Andronicus si fanno piuttosto prevedibili in ciascuna delle tracce in scaletta, caratterizzate da riff di chitarra che pare sempre di aver già sentito più volte (come, ad esempio, quelli di ‘Just Like Ringing A Bell‘, ‘I Blame Society‘, ‘Tumult Around The World‘). Il paradosso è dunque che l’album probabilmente più divertente della discografia della band del New Jersey sia anche il meno interessante. E’ una diretta conseguenza della scelta di scomposizione della loro formula abituale, la stessa che aveva fatto apparire incompleto anche l’episodio precedente.

VOTO: 😐