Tom Sanders: ‘Only Magic’ (Moshi Moshi, 2020)

Genere: indie-pop | Uscita: 4 dicembre 2020

Se sommiamo gli anni con i Tap Tap, i Pete And The Pirates e i Teleman, Tom Sanders suona in un gruppo da oltre 16 anni. Da 14 pubblica dischi, due con la sua prima, sconosciuta band, seguiti da altri due con i Pirati e tre con la formazione di cui fa parte ancora oggi. La sua carriera è stata una lenta ma costante crescita, ha finito per raccogliere più soddisfazioni dalla critica che dal pubblico, ma (soprattutto con i Teleman) ha comunque potuto frequentare con costanza i più importanti festival inglesi e aprire per audience numericamente rilevanti come quelle di Suede, Metronomy, Maxïmo Park, Kaiser Chiefs e Franz Ferdinand.

È però soltanto ora, nel 2020, che Tom si è preso, per la prima volta nella sua carriera, una licenza. Fuori dalle dinamiche collettive per un po’, anche a causa del lockdown, per lavorare a un’opera che sarebbe stata unicamente sua: “Scrivere completamente da solo mi ha fatto sentire come se fossi in un negozio di caramelle, potevo scegliere tutto quello che volevo. Ben presto, però, si è tramutato in panico“. Una sensazione non sconosciuta al Sanders adulto, da poco diventato padre, e in fase di rendicontazione da crisi di mezza età tra paure genitoriali, conflitti interiori e difficoltà relazionali. È tutto questo ‘Only Magic‘, un disco che, assicura lui, “riascoltandolo, non mi trasmette tristezza. Piuttosto, una specie di allegria profondamente malinconica“. In ogni caso, senza molti dubbi lo considera “la cosa più intima e personale che abbia mai realizzato“.

È un aspetto totalmente percepibile già al primo impatto con queste dieci tracce, che riescono da subito a conquistare l’ascoltatore portandolo in una sorta di bolla emotiva che soprattutto gli arrangiamenti, essenziali quanto estremamente caldi, permettono di mantenere viva per tutti i 40 minuti di durata. Sono brani caratterizzati da un’innata lentezza che può apparire contemplativa, ma che nasconde schiettezza e sincerità: come nel caso di ‘Little Human‘, tenerissima ballata dedicata alla figlia ma che in realtà parla soprattutto a chi, ormai, è ben più maturo. Canzoni come ‘Most Of The Time‘, ‘Lonesome High‘, ‘Don Quixote‘, ‘Spanish Flat‘ e ‘It’s Only Magic‘, così eleganti ma allo stesso tempo così espressive, Sanders non le aveva mai scritte. È proprio una sorprendente compresenza di forma e sostanza che dona a questo album un’unicità compositiva rimarchevole, e lo pone su un livello assolutamente superiore rispetto a tutti quelli pubblicati con le sue tante band. Un capolavoro personale che pure in assoluto, in modo particolare in un annata come quella che sta per concludersi, se la gioca ad armi pari con quasi tutti.

VOTO: 😀



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