Tourists: ‘Another State’ (Modern Sky, 2020)

Genere: post-shoegaze | Uscita: 20 novembre 2020

Torquay è una tranquilla cittadina sulla costa sud della Cornovaglia, tra Plymouth e Bournemouth. È conosciuta per aver ospitato alcune gare di sport acquatici nelle olimpiadi del 1948, e per una sit-com famosissima in Regno Unito negli anni ’70, ‘Fawlty Towers‘. Non ha però una significativa tradizione musicale e tantomeno una scena attuale, così i Tourists (da non confondere con la band pre-Eurythmics di Annie Lennox e David Stewart) hanno sempre dovuto fare tutto da soli: “Ci siamo sempre sentiti un po’ tagliati fuori e nella nostra bolla qui, non venendo influenzati da nessun altra band come spesso accade nelle scene delle grandi città“. Di canzoni ne registrano sin dal 2013 (l’EP ‘Fear Grows‘), ma l’album d’esordio, questo ‘Another State‘, lo hanno potuto pubblicare soltanto a novembre 2020.

È il frontman e principale songwriter Jamie Giles a parlarne in questa intervista: “Le prime sessioni risalgono al 2018, ma ci è voluto un anno per avere i demo pronti e trovare le giuste persone con cui lavorare, soprattutto dal punto di vista della produzione, che è la cosa più importante per noi“. Una ricerca che in realtà aveva un’obbiettivo ben preciso: coinvolgere Daniel Schlett, di cui il quintetto del Devon aveva grande stima per le collaborazioni con DIIV e War On Drugs. Non a caso, perché in questo debutto ci sono molti elementi accostabili ai suoi passati lavori: la flessibile interazione tra post-punk e shoegaze riconducibile ai primi, e le diluite cavalcate sonore accostabili ai secondi. Tra i riferimenti citati dai Tourists ci sono però prima di tutto i Joy Division, e in seconda istanza Beach House e Preoccupations: è evidentemente da quelle parti lì che Giles e compagni amano spaziare.

Lo fanno con gusto e grande solidità, in 10 tracce che mostrano anche discrete variabili. Sono sempre riff e melodie memori della fine degli anni ’70 a caratterizzare le loro composizioni, che si comprimono o dilatano a seconda delle esigenze, e che si fanno sonoramente più spesse col passare dei minuti. Un esempio è l’opener ‘Silent Type‘, così come l’altro singolo ‘Lego Man‘ o la più sintetica ‘Perception Management‘. Accanto, vi sono post-punk duri e puri quali ‘Align‘ e ‘Smokescreen‘, ma anche episodi in cui il primo piano è affidato ai sintetizzatori, come in ‘Faults‘, ‘Blindside‘ e ‘Strangers‘. Da segnalare anche il dream-pop conclusivo della title-trackAnother State‘, che fa comprendere in maniera definitiva come il molto tempo a disposizione per giungere a questo debutto sia stato molto ben utilizzato dai Tourists, a cui, presumibilmente, verrà presto data la possibilità per un più rapido seguito.

VOTO: 🙂



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