Truth Club: ‘Not An Exit’ (Tiny Engines, 2019)

Genere: indie-rock | Uscita: 3 maggio 2019

I Truth Club non sono esattamente quella che si può definire una band popolare. 655 follower su Facebook (che contiamo di far aumentare almeno di una decina di unità), dove scrivono di sé stessi “band when we can“, dunque alquanto lontani dal poter vivere di musica. Vengono da Raleigh, North Carolina, piuttosto distanti dal fervore di una città come New York, che dista a quasi 800 km. Insomma, abbastanza isolati e poco considerati, eppure autori di quello che potrebbe essere il migliore debutto, quantomeno, di questo mese.

Si perché l’esperienza di due suoi componenti in una precedente band, gli Astro Cowboy, ha potuto portare il quartetto americano al giusto livello di maturazione. Soprattutto il frontman Travis Harrington, un tipo molto interessante sia dal punto di vista di scrittore di canzoni che di interprete. Ha certamente ascoltato molta musica Travis, ed è riuscito a mescolare con grande profitto molte cose del passato, soprattutto due: post-punk e slacker-rock. E’ il secondo che dà imprevedibilità al primo, mentre viceversa accade dal punto di vista dell’intensità. I suoi testi parlano di quanto di frequente l’esistenza di ognuno di noi possa risultare frustrante: è indicativo a proposito che, sempre sul loro Facebook, venga citato il primo canto della Divina Commedia, quello dell’ingresso nella “selva oscura”. Il suo cantato, che spesso passa per l’inquietudine chiassosa del punk ma altrettanto spesso si fa sghembo quanto quello di Stephen Malkmus nei Pavement, è un po’ come se volesse intenzionalmente rappresentare gli alti e bassi della vita quotidiana alla ricerca di una via d’uscita che, come dice il titolo, probabilmente non c’è.

Il bello dei Truth Club è proprio questa discontinuità, il fatto che la loro dinamica sia spesso imprevedibile. Contribuiscono sia l’eclettismo vocale del frontman ma anche l’irregolarità dei pattern della batteria di Elise Jaffe e i suoni congegnati della chitarra di Kameron Vann. Il tutto risulta molto trascinante e mai ripetitivo, dal post-punk tirato alla DIIV di ‘Student Housing‘, all’esplosività emo di ‘Path Render‘, a due ballate rumorose e indocili come ‘Nesha‘ e ‘Tethering‘. E’ pero la title-track ‘Not An Exit‘ che in meno di 3 minuti riesce a mettere insieme tutto, e fa da sintesi a un disco breve (9 tracce per 27’) ma estremamente incisivo, e meritevole di una diffusione molto maggiore rispetto a quella che sta avendo.

VOTO: 😀



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