TV Priest: ‘Uppers’ (Sub Pop, 2021)

Genere: post-punk | Uscita: 5 febbraio 2021

Può succedere che, dopo una vita a sognare di diventare una rockstar, ti accontenti di disegnare le copertine, delle rockstar. È quanto accaduto a Charlie Drinkwater, aspirante frontman che nella vita reale fa l’art director, e che sino a pochi giorni fa aveva reso pubblica la propria creatività unicamente negli artwork dei recenti LP di Sports Team e Fontaines D.C. In realtà, come voce dei Torches aveva avuto qualche soddisfazione, un singolo nel 2012 e le aperture per alcuni concerti degli Antlers e delle Haim. Poi più nulla, fino a che nel 2019 ha ricontattato i suoi amici d’infanzia, quelli con cui aveva suonato da adolescente, rimettendo in piedi la loro vecchia band. Ecco i TV Priest, definiti “il miglior gruppo in cui hai mai suonato” dai suoi conoscenti più stretti, e apprezzati dapprima dalla piccola Hand In Hive, che avrebbe dovuto pubblicare questo disco lo scorso autunno, quindi dalla Sub Pop, che ha insistito per subentrare posticipandolo a febbraio 2021.

Se non fosse per una pandemia che impedisce loro di andare in tour, si potrebbe dire che, finalmente, Drinkwater si è trovato al posto giusto nel momento giusto. Il più recente revival post-punk ha spianato la strada a un musicista che da anni aspettava il suo momento, un po’ come il brit-pop aveva consentito di farsi un nome a gruppi che da soli, forse, non ce l’avrebbero fatta. Iniziando ad ascoltare ‘Uppers‘, il paragone che viene automatico è con gli Idles: per i riffoni di chitarra, la presenza scenica del frontman, l’alternanza dello spoken-word al cantato. C’è anche una certa attitudine a buttarla in politica, sebbene non in maniera altrettanto bellicosa. ‘Press Gang‘, ad esempio, tratta il tema delle fake news, uno dei loro primi singoli, ‘House Of York‘ (che in questo disco non c’è), era una sferzante critica alla monarchia, e lungo tutta la scaletta si comprende chiaramente che i TV Priest non saranno mai elettori Tories. La loro ispirazione primaria sembrano però essere (anche in questo caso) gli onnipresenti Fall, e di certo il quartetto londinese non potrà negare di aver molto ascoltato gli album dei Protomartyr.

Siamo dunque al derivativo del derivativo, oltre al fatto che spesso pare di sentire la stessa canzone, ma imbattersi in ‘Uppers‘ non è comunque una brutta esperienza. Un po’ perché ogni componente della band sa il fatto suo (menzione speciale per i riff del chitarrista Alex Sprogis), un po’ perché qualche bel brano c’è, ad esempio ‘Press Gang‘, ‘Decoration‘, ‘Slideshow‘ e ‘This Island‘. Il migliore però è il conclusivo ‘Saintless‘, pezzo meno punk degli altri giacché tratta di difficoltà private della famiglia Drinkwater, che si dilata a 7 minuti crescendo emotivamente e mantenendo sempre viva l’attenzione. Fa capire che i TV Priest hanno qualche carta in più da giocare rispetto a chi ripropone meramente qualcosa che va di moda, e che dunque potrebbero continuare ad esserci anche quando i riflettori che stanno illuminando l’attuale scena post-punk euro-anglofona si abbasseranno.

VOTO: 🙂



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