Underworld & Iggy Pop: ‘Teatime Dub Encounters’ EP (Caroline, 2018)

Genere: electro-rock | Uscita: 27 luglio 2018

Trainspotting‘, opera seconda del regista inglese Danny Boyle, è un film che non ha bisogno di presentazioni. Soprattutto nella cultura musicale ‘alternative’, per cui è stato importantissimo sia per il periodo storico in cui è uscito (tra la fine del brit-pop e l’inizio del big beat), che per la quantità di pop culture contenutavi, in special modo tramite l’utilizzo dei brani musicali all’interno del film. ‘Trainspotting‘ fu decisivo soprattutto nel dare una seconda vita a ‘Lust For Life‘ di Iggy Pop, già grande successo del 1977, e ‘Born Slippy‘ degli Underworld, traccia minore rivisitata per l’occasione e divenuta un autentico evergreen.

Fu proprio in occasione dei preparativi al sequel del celebre lungometraggio che Iggy incontrò Karl Hyde e Rick Smith. Quest’ultimo era stato incaricato per la compilazione della colonna sonora, ed ebbe immediatamente l’idea di coinvolgere il frontman degli Stooges. Iggy venne accolto in una camera d’albergo già predisposta a studio di registrazione, nella quale, dopo aver bevuto un tè insieme (da qui il titolo), registrò con gli Underworld quattro brani. Nessuno finì nell’original soundtrack di ‘T2‘, ma si trattava di materiale talmente buono che non avrebbe potuto rimanere impubblicato.

Del resto, pur provenendo da presupposti musicali in antitesi, sia ‘Lust For Life‘ che ‘Born Slippy‘ erano perfetti nel contesto costruito da Boyle intorno agli eroinomani di ‘Trainspotting‘: quelle vibes da sex, drugs & rock ‘n’ roll che entrambi i pezzi contenevano, quel gusto dell’esagerazione, quell’implicito invito a lasciare ogni freno inibitorio che trasmettono sui dancefloor ogni volta che vengono suonati. Iggy e gli Underworld già allora sembravano nati per stare insieme, e questo EP ne è assoluta conferma. I quattro brani, di 27 minuti totali, si possono dividere in due metà: in ‘Bells & Circles‘ e ‘I See Big‘ mister Pop racconta aneddoti di vita vissuta, come solo lui sa fare, attraverso uno schietto e sentito spoken-word; ‘Trapped‘ e ‘Get Your Shirt‘ sono invece autentiche ‘canzoni’. In entrambi i casi la techno-dub degli Underworld interviene sapientemente, riuscendo a rendere ancora più prorompente la personalità del rocker americano, sottolineandogli i passaggi chiave quando parla, dandogli una gran spinta quando canta. E’ un’unione di intenti stupefacente, e non solo nel senso che Renton o Spud avrebbero potuto dare al termine. Un vero peccato si siano limitati a soli quattro pezzi: fossero stati il doppio, ci saremmo probabilmente trovati al cospetto di uno dei dischi dell’anno.

VOTO: 😀



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