Years & Years: ‘Palo Santo’ (Polydor, 2018)

Genere: dance-pop | Uscita: 6 luglio 2018

In questa contemporaneità in cui la sostanza ha sempre meno importanza rispetto alla forma, non sembra interessare più ad alcuno la differenza tra un approccio artistico realmente personale e particolare e uno etero-diretto e costruito a tavolino. Come se non esistesse più alcuna coerenza di giudizio secondo la quale articolare pensieri consonanti, è ormai diventato per noi difficile comprendere molte delle ragioni del successo di album che, oltre che al gradimento del pubblico, fanno incetta di lusinghieri giudizi da parte della critica. Un esempio eclatante è ‘Palo Santo‘, sophomore degli Years & Years, trio inglese che già aveva avuto molta diffusione mediatica grazie al proprio esordio del 2015, ‘Communion‘.

Questa premessa è necessaria per arrivare a esplicitare il fatto che riteniamo il secondo album della band londinese un lavoro completamente privo di spessore artistico. E’ composto da brani che non si possono non definire graziosi, ottimi come sottofondo per una sala di attesa o un centro commerciale, ma che non presentano nessuna ragione di interesse ulteriore rispetto a un qualsiasi LP di una qualsiasi boyband della fine degli anni ’90. E pensare che ci sono voluti 13 compositori e 8 produttori per confezionare questo apatico R&B, per annacquarlo con pop da classifica e associarlo a ritmiche elementari che dovrebbero portare a sentire l’esigenza di muoversi. Siamo chiaramente di fronte a un lavoro assemblato per parlare alla pancia dell’ascoltatore medio, quello che una volta seguiva il Festivalbar e oggi si limita alle playlist pre-confezionate da Spotify. Olly Alexander si posiziona nel segmento di mercato occupato, prima di lui, dal Micheal Jackson post-Thriller, dal George Micheal post-Wham, dal Justin Timberlake post-NSYNC, dal Justin Bieber post-YouTube. Non propone nulla di peculiare, limitandosi alla replica del già sentito e allo stesso tempo rimanendo sempre attentissimo a essere il più inclusivo possibile. Che è l’esatto opposto dell’essere esclusivo, e conseguentemente del risultare stimolante.

VOTO: 🙁



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