Yo La Tengo: ‘There’s A Riot Going On’ (Matador, 2018)

C’è una rivolta in corso“: gli Yo La Tengo non si esimono dal dare la propria visione dell’attuale situazione politica e morale dell’Occidente contemporaneo. Si rifanno, nel titolo, a un album del 1971 di Sly And The Family Stone, ma affrontano la ‘ribellione’ con spirito diverso. Il quindicesimo LP in studio della band di Hoboken (New Jersey) è placido e lento, come se la risposta migliore ai cattivi del mondo fosse la tranquillità di animo e di pensiero. ‘There’s A Riot Going On‘ è anche una decisa sterzata rispetto ai due lavori precedenti, ‘Fade‘ del 2013 e ‘Popular Songs‘ del 2009, in cui Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew avevano mostrato il loro lato più solare e, in fin dei conti, pop. A questo giro si alzano le nebbie, e l’opener, uno strumentale di quasi 6 minuti, fa capire subito che non sarà un ascolto facile.

Per chi, come il sottoscritto, non ama dilatazioni, lentezze esasperate e brani strumentali, questo disco non è propriamente l’ascolto ideale, per cui si tenga a mente che le perplessità che esplicitiamo, più che in altre recensioni, possono essere dovute (almeno in buona parte) a gusti personali. Nella primo terzo dell’album, in realtà, ci sono un paio di gemme all’altezza dei migliori Yo La Tengo (‘Shades Of Blue‘ e ‘For You Too‘), ma nell’ora e oltre di durata ci si perde in brani interlocutori risultato di jam session interminabili (come afferma la nota stampa, le registrazioni sono durate più di un anno), troppo celebrali perché vengano compresi da molti oltre gli stessi Yo La Tengo. C’è da dire che, fatta eccezione per il recente passato, il trio americano è sempre stato così: geniale ma prolisso. Anche in ‘There’s A Riot Going On‘ le due componenti seguitano a rimanere inscindibili.

VOTO: 😐


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