Beach House, ‘7’ (Bella Union, 2018)

L’1 e il 7 sono due numeri graficamente simili“, dicono i Beach House nel testo che hanno scritto di loro pugno per presentare questo loro settimo LP. ‘7’ è dunque il progressivo dei loro lavori sulla lunga distanza, ma questa somiglianza numerologica vuole significare per loro anche “nuovo inizio“. A tal fine, Victoria Legrand e Alex Scally hanno modificato un po’ di vecchie abitudini compositive: innanzitutto, si sono costruiti uno studio di registrazione vicino casa, in cui poter incidere immediatamente i nuovi brani senza dover attendere troppo. Quindi, hanno assoldato un batterista fisso (James Barone, già spesso in tour con loro), un co-produttore (Peter Kember alias Sonic Boom) e rimosso alcuni paletti che si erano sempre auto-imposti, come adottare solo arrangiamenti che potessero essere pienamente replicati dal vivo.

Questi semplici accorgimenti hanno reso ‘7‘ l’album indubbiamente più vario della discografia del duo di Baltimore, anche se non proprio una ‘ripartenza’. Stiamo sempre parlando dei Beach House, una band che a fronte di una qualità media costantemente molto elevata, non ha mai mostrato grandi deviazioni dalla propria formula dream-pop. Anche in questo caso non vi è una grossa sterzata rispetto a quanto Victoria e Alex ci hanno abituato, quantomeno a livello melodico. Le atmosfere oniriche sono sempre uno dei tratti distintivi della loro proposta (‘Pay No Mind‘, ‘Drunk in L.A.‘, ‘Lose Your Smile‘), che in ‘7‘ viene però arricchita di suoni e soluzioni per loro non ordinari (la ‘francese’ ‘L’Inconnue‘, la dilatatissima ‘Last Ride‘), che danno una discreta e distintiva personalità a ciascuna delle 11 tracce. Non c’è più dunque solo la voce di lei e la chitarra di lui, ma c’è la voce di lei e un po’ di altre cose suonate da lui, con la stessa chitarra che in alcuni episodi si fa più rumorosa e distorta (l’opener ‘Dark Spring‘, la seconda parte di ‘Dive‘, quasi post-punk), in altri momenti invece proprio sparisce a favore delle tastiere (‘Black Car‘, ‘Woo‘, ‘Girl Of The Year‘). Queste non decisive ma importanti sfumature, insieme a canzoni che mantengono (se non superano, come in ‘Lemon Glow‘) il consueto alto livello compositivo, rendono ‘7‘ un deciso passo avanti rispetto alla pretenziosa doppia uscita del 2015, e lo pongono su un ipotetico podio dei migliori LP del gruppo. La premiata ditta Legrand & Scally si conferma una solida certezza, in tutti i sensi.

VOTO: 🙂



 

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