Black Belt Eagle Scout: ‘Mother Of My Children’ (Saddle Creek, 2018)

Genere: grunge-folk | Uscita: 14 settembre 2018

Radical indigenous queer feminist“: così si auto-definisce Katherine Paul, giovane musicista proveniente da La Conner, nel nord-est dello stato di Washington, e fieramente parte degli Swinomish, la locale comunità di discendenti dei nativi americani, ovvero ciò che comunemente viene definita una “riserva indiana”. Katherine è dunque rappresentante di una minoranza, anzi due, perché pure quel “queer” è estremamente eloquente. Fin da piccola è entrata in contatto con le arti tipiche della sua tradizione, dal canto alla danza, ma soltanto alle scuole superiori si è avvicinata alla musica: ha imparato a suonare chitarra, batteria e pianoforte e ha cominciato a scrivere le prime canzoni, ispirata da un’adolescenziale passione per Hole e Nirvana.

Tutto ciò è fondamentale premessa per la realizzazione di questo album di debutto, registrato in un piccolo studio situato a una quindicina di chilometri dalla sua comunità, così vicino casa che la madre le poteva portare ogni giorno il pranzo. Era l’ambiente ideale per fare tutto da sola: la Paul ha composto, suonato e arrangiato in totale autonomia, senza chiedere aiuto a nessuno. Ha così potuto parlare molto di sé stessa (‘Just Lie Down‘), delle sue origini (‘Indians Never Die‘), delle sue relazioni di giovane ragazza gay (‘I Don’t Have You In My Life‘), sfogando la sofferenza per la scomparsa dell’amica Geneviève Castrée (la moglie di Phil Elverum, colei a cui il marito ha dedicato il lancinante ‘A Crow Looked At Me‘), che Katherine ricorda esplicitamente nella press-release di questo disco come “la mia mentore“. Il dolore per la sua perdita, così lacerante da aver messo in crisi anche il legame “con la prima donna che ho amato“, è stata una delle spinte emotive alla composizione di queste canzoni malinconiche, profondamente intime e molto intense, tanto che a volte, nel cantarle in studio, l’hanno portata a piangere.

Le otto tracce di ‘Mother Of My Children‘ sono tutte costruite con una chitarra, una loop station, una tastierina Casio trovata per strada e qualche percussione, a volte un’intera batteria, altre più semplicemente dei piatti o un vibrafono. Dopo essere uscite nel 2017 per la piccolissima Good Cheer Records, sono state ripubblicate su larga scala dalla Saddle Creek, arrivando fino alla lista di fine anno dei migliori album rock di Pitchfork. Meritatissimamente, perché l’equilibrio che Katherine è riuscita a dare loro è invidiabile: l’incedere, generalmente lento, è dettato da semplici e reiterati accordi di chitarra elettrica, che non prende però mai il sopravvento, ma rimane come a fare da crespo tappeto alla coinvolgente interpretazione della musicista nativa americana. Anche le liriche non eccedono, lasciando spesso spazio a trascinanti code chitarristiche, come nell’openerSoft Stud‘ e nel closerSam, A Dream‘, i due pezzi migliori del disco. I riff creati con la succitata Casio (ancora ‘Soft Stud‘, ‘Keyboard‘) danno ulteriore singolarità alle canzoni di Black Belt Eagle Scout, che hanno il pregio di unire al meglio l’intimità del folk con la forza emotiva del grunge. E’ proprio questo connubio a permettere loro di comporre un grande album, uno dei migliori esordi dell’anno che sta per concludersi.

VOTO: 😀