Sløtface: ‘Sorry For The Late Reply’ (Propeller, 2020)

Genere: indie-punk | Uscita: 31 gennaio 2020

Gli Slutface (poi rinominati in maniera più edulcorata Sløtface) provengono dalla sperduta Stavanger, città discretamente popolata (circa 135.000 abitanti) nell’estremo sud-ovest della Norvegia, a quasi 7 ore di auto da Oslo e a 5 da Bergen. Fu, probabilmente, proprio per vincere l’isolamento e la noia dei lunghi inverni nordici che Haley Shea, figlia di americani trasferitisi in Scandinavia, e l’amico Tor-Arne Vikingstad cominciarono a scrivere canzoni insieme, con il brit-pop come principale fonte di ispirazione. L’ingresso nel gruppo di un bassista e di un batterista provenienti da una band hardcore, e le idee molto chiare su femminismo e ambientalismo esplicitate nei suoi testi della stessa Haley, inasprirono il suono del quartetto portandolo verso un punk-rock comunque molto melodico, che è quanto li caratterizza anche in questo loro sophomore.

Sorry For The Late Reply‘, a detta della stessa frontwoman, è più pop rispetto a ‘Try Not to Freak Out‘, l’esordio di tre anni fa: “Ma non è stata una decisione prestabilita, semplicemente abbiamo incrociato le nostre idee ed è venuto fuori così“. Certamente le tecniche produttive di Odd Martin Skålnes, colui che si è occupato di due popstar locali come Aurora e Sigrid, hanno influito molto. “Abbiamo usato un sacco di trucchetti da pop music per registralo“, confida la Shea in questa intervista, dove rivela anche i suoi ascolti più recenti: Julien Baker, Phoebe Bridgers, Mitski e Better Oblivion Community Center, tutt’altro che roba punk.

In effetti, di ‘Sorry For The Late Reply‘ fanno parte un paio di numeri che potrebbero essere accomunati all’indie-folk più contemporaneo, come ‘New Year, New Me‘ e la reprise conclusiva di ‘Crying In Amsterdam‘. Per il resto, c’è ancora tanta vitalità, divertimento e determinazione, oltre a una critica sociale che fin dall’openerS.U.C.C.E.S.S.‘ (che esplicita il loro personale disaccordo su quanto è considerato “di successo” oggigiorno) eleva il messaggio, solo apparentemente leggero, della band norvegese. Alla stessa stregua ‘Telepathetic‘, primo singolo estratto, è un concentrato di energia molto godibile, e così pure brani come ‘Stuff‘, ‘Tap The Pack‘, ‘Passport‘ e ‘Sink Or Swim‘. Niente di imprescindibile e molto poco di pretenzioso, ma decisamente piacevole e fruibile. Non è un caso che una band come i PUP li abbia portati con sé in tour: gli Sløtface hanno un’innata capacità di intrattenere chi li ascolta, e in effetti a buona parte di questo disco è davvero difficile resistere.

VOTO: 🙂



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