Aurora: ‘Infections Of A Different Kind – Step 1’ (Glassnote, 2018)

Genere: danceable dream-pop | Uscita: 28 settembre 2018

Originaria di una cittadina di poco più di 20.000 abitanti circondata dai fiordi norvegesi, Aurora Aksnes è cresciuta scrivendo canzoni e poesie. Si dice che a 6 anni avesse già composto alcune melodie, mentre fu dai 9 in poi che iniziò a elaborare testi di vario tipo. Del resto, nella sua famiglia lo stimolo artistico era di casa (delle due sorelle maggiori, una è make up artist e l’altra fashion designer) e il tempo da dedicarvi, durante i lunghissimi inverni scandinavi, ce n’era in abbondanza.

La facilità di scrittura Aurora non l’ha mai smarrita, se è vero che prima ancora di iniziare le registrazioni di questo disco aveva già pronte ben 15 canzoni finite più un altro migliaio (!) di sketch. ‘Infections Of A Different Kind – Step 1‘ è esplicitamente solo una parte di quanto la sua creatività ha partorito: il seguito è già programmato per il 2020. A questo giro, la giovanissima cantautrice (classe ’96) si è riservata un posto anche nel team produttivo, che allo stesso modo dell’esordio è discretamente vasto, come avviene in ogni moderno prodotto pop. In questo caso si sono divisi i compiti Askjell Solstrand, Roy Kerr e Tim Bran.

Sì, perché anche questo sophomore ha l’ambizione dei grandi numeri: dal debutto del 2016, ‘All My Demons Greeting Me As A Friend‘, i singoli estratti furono ben sei, e resero possibile l’accostamento del nome Aurora a quelli di Florence, Lana e Lorde. A livello di marketing ci troviamo nello stesso ambito, la periferia del mainstream: i tratti danzerecci di molti dei brani firmati Aksens testimoniano un’orientamento che non vuole essere eccessivamente spiazzante. ‘Infections Of A Different Kind – Step 1‘, rispetto ai concorrenti, mette però in mostra maggior talento e di conseguenza maggiore specificità.

Difatti, dopo un inizio molto trendy con più che discreti brani dance-pop come ‘Queendom‘ (singolone da già quasi 5 milioni di visualizzazioni YouTube), ‘Forgotten Love‘ e ‘Gentle Earthquakes‘, il disco comincia a evidenziare interessanti variazioni sul tema, andando a posizionarsi dalle parti di un ammaliante electro/dream-pop ballabile (‘All Is Soft Inside‘, ‘Soft Universe‘) ma non ostentatamente piacione come quello di Lorde, e caratterizzato da linee melodiche enormemente più interessanti di quelle della Del Rey. Vi trovano spazio anche brani più propriamente cantautorali (‘It Happened Quiet‘, ‘Infection Of A Different Kind‘), che di certo smuovono parti del corpo differenti rispetto ai singoli di apertura, e dei quali una come la Welch potrebbe essere invidiosa. Insomma, la 22enne Aurora mostra come le qualità intraviste in tenerissima età abbiano trovato fattivo sviluppo, e soprattutto conferma quanto ipotizzato due anni fa: ovvero, di essere il più talentuoso pop-act in circolazione.

VOTO: 🙂



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