Bad Bad Hats: ‘Lightning Round’ (Afternoon, 2018)

Genere: indie-pop | Uscita: 3 agosto 2018

Kerry Alexander e Chris Hoge si sono conosciuti su MySpace. Frequentavano entrambi il Macalester College di Saint Paul, in Minnesota. Kerry voleva diventare una folksinger, ogni tanto nel campus si esibiva con una cover tutta sua, solo voce e chitarra, di ‘All The Small Things‘ dei Blink 182. A Chris piaceva suonare, non importava quale strumento, gli andavano bene tutti. Quando Kerry provò le canzoni che aveva scritto con Chris alla batteria, capì che avrebbe dovuto formare una band. In realtà, l’intesa tra Kerry e Chris è andata molto al di là della band, dal momento che l’anno scorso si sono sposati.

Chissà se è stato il compagno/collega a ispirare i testi delle canzoni dei Bad Bad Hats, tutti incentrati su tematiche sentimentali, e tutti opera della Alexander, che li interpreta con trasporto e sincerità. Hoge si occupa di suonare quasi tutti gli strumenti, ma a dare spessore alle canzoni della band di Minneapolis ci ha pensato Brett Bullion, che si era occupato di produrre anche l’esordio del 2015, ‘Psychic Reader‘. E’ lui che, nonostante la scelta di registrare tutto in presa diretta, ha dato un tocco di classe alle composizioni dei due coniugi, con arrangiamenti melliflui e stratificati, in cui chitarre e tastiere si danno man forte a vicenda senza mai entrare in conflitto. In questo contesto, fondamentale è la batteria MacIntyreiana di Conor Davison, uno che era entrato in studio come collaboratore esterno e ne è uscito come membro del gruppo.

E’ dunque un autentico lavoro di squadra che ha portato le canzoni di ‘Lightning Round‘ a elevarsi dalla media delle odierne proposte indie-pop. I Bad Bad Hats hanno grande talento nel trovare la melodia ammaliante così come il riff appiccicoso, di synth o chitarra che sia. ‘Makes Me Nervous, ‘Write It On Your Heart‘ e ‘Get What I Want’, ovvero i primi tre brani in scaletta, sono una partenza che rasenta la perfezione, a cui si avvicinano anche le successive ‘Girl‘ e ‘Automatic‘. Si tratta di brani dal potenziale radiofonico pazzesco (a tal proposito, la Alexander sostiene di essersi ispirata a Tove Lo e Drake), che candidano i Bad Bad Hats a possibili eredi dei Fleetwood Mac. Speriamo che qualcuno si accorga di loro, sarebbe delittuoso farli passare inosservati.

VOTO: 🙂



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