
🎵 Noise-pop | 🏷️ Saddle Creek Records | 🗓️ 26 maggio 2026
Il terzo album della storia dei Feeble Little Horse è arrivato come un fulmine. Annunciato il 21 maggio 2026, ‘Bitknot’ è uscito cinque giorni dopo, il 26, di martedì. Una scelta inusuale, ma che ha consentito alla band di Pittsburgh di evitare un fine settimana particolarmente trafficato, ma sopratutto di bypassare il classico modello promozionale basato sulle anticipazioni. Sebastian Kinsler (chitarra, produzione, voce), Jake Kelley (batteria) e Lydia Slocum (voce, basso) si sentono, evidentemente, così sicuri di sé da non aver pubblicato singoli: “Con ‘Girl With Fish’ [il disco precedente, del 2023] dovevamo conquistare la gente, ora è tipo ‘spero che vi piacciamo ancora…’. Abbiamo già dimostrato quello che dovevamo, ora pensiamo solo a fare canzoni”, spiega la frontwoman in una nota.
Fulminea è anche la durata di un’opera che è arduo definire LP: appena 25 minuti. In un tanto breve lasso di tempo il trio americano è comunque riuscito a stipare undici canzoni con grande capacità di sintesi, che riempiono la mezz’ora scarsa di così tanti spunti da farla sembrare più corposa. E questo nonostante il membro fondatore Ryan Walchonski sia uscito dal gruppo, e nonostante i numerosi e diversi ingredienti con cui i membri rimanenti farciscono le proprie canzoncine: noise-, glitch-, twee- ed hyper- pop, folk, alt-rock e pure hip-hop, con un sacco di beat creati al laptop e l’utilizzo frequente del vocoder.
Tutto ciò in quello che è il loro disco più melodico e, probabilmente (anche a causa della mancanza di un chitarrista in line-up), il meno rumoroso. Le distorsioni fanno comunque spesso capolino (‘Doorway’, ‘Dior’, ‘Shopping’, ‘DMT’), e alternate a trovate digitali e bassa fedeltà da cameretta, finiscono per caratterizzare un suono che appare assolutamente personale e spontaneo. Lydia e Sebastian, poi, i pezzi li sanno sia scrivere che confezionare (molto belle due ballate come ‘Rewind’ e ‘Cradle’), arricchendoli con testi che riflettono sull’utilizzo della tecnologia da parte di un capitalismo sempre più cinico. ‘Bitknot’ è dunque una raccolta di brani pressoché perfetta per ciò che si prefigge (il “fare canzoni” di cui sopra); è a suo modo assai varia quanto coesa, oltre che strutturalmente non così ordinaria. Forse, a rifletterci bene, una decina di minuti in più avrebbero aggiunto ulteriore gusto a un dolcetto tanto prelibato, ai cui pasticceri si può unicamente rimproverare una porzione un po’ troppo striminzita.
🙂