
🎵 Dream-grunge | 🏷️ Play It Again Sam Recordings | 🗓️ 8 maggio 2026
Chiunque poteva pensare che il successo avrebbe rasserenato l’animo di Joachim Liebens in arte The Haunted Youth, ha sbagliato valutazione: ‘Boys Cry Too’ è, a partire dalla sua denominazione, il seguito naturale di ‘Dawn Of The Freak’ (2022), tormenti interiori inclusi. Del resto, ‘Deathwish’, ‘Murder Me’, ‘Falling To Pieces’ sono titoli in piena continuità con ‘I Feel Like Shit And I Wanna Die’, ‘Teen Rebel’ o ‘Broken’ del precedente LP. Cambia solo la ragione di tanta afflizione: una relazione finita male in luogo del complicato rapporto con i propri genitori.
Il ragazzo di Hasselt è comunque maturato, quantomeno come musicista: il suo sophomore è stato inciso in uno studio di registrazione vero e proprio e non più nella sua cameretta, alla sua one-man-band si sono aggiunti quattro componenti (Hanne Smets alle tastiere, Tom Stokx alla chitarra, Stef Castro al basso e Nick Caers alla batteria), e nei testi non cita unicamente le proprie sfortune, ma anche la crescita emotiva che queste comportano: “Ero un bambino su ‘Dawn Of The Freak’. Suona quasi come filastrocche per me, tutto è così fragile e infantile, come un grido d’attenzione. Ora sono arrabbiato e prendo a calci le porte, ma voglio mostrare anche la parte vulnerabile degli uomini e dei ragazzi e celebrarla invece di farne lo stereotipo che va avanti da tanto tempo”, spiega in un’intervista a Frontview Magazine.
Nirvana, Alice In Chains e My Bloody Valentine sono, a detta del suo compositore, le influenze maggiori di un disco che, anche grazie alla nuova formazione, aumenta sensibilmente i decibel. Lo si può sentire subito, negli 8 minuti dell’opener ‘In My Head’, una sorta di manifesto programmatico per tutto ciò che seguirà. ‘Boys Cry Too’ è un continuo rincorrersi di quiete e tempesta, ma in maniera molto più istintiva rispetto a un ragionato post-rock. La sensibilità emozionale del grunge, che nei momenti di massima intensità sfocia in grida e rumore, è probabilmente la struttura sonora più assimilabile, coerentemente con le band citate da Liebens. Accanto ad esse, permangono Cure e Slowdive, modelli già assai presenti nell’esordio di quattro anni fa, di cui due brani come ‘Emo Song’ e ‘Hurt’ sono assoluti eredi.
Al netto di un linguaggio un po’ troppo adolescenziale per chi ha oltre 30 anni, il sophomore firmato The Haunted Youth ricorda perché era piaciuto così tanto il debutto: Joachim sa scrivere le canzoni, senza affannarsi troppo in sede compositiva ma selezionando le componenti migliori per condividere un male di vivere che riesce a farsi comprendere dall’ascoltatore. Il riuscire a compiere questa sintonizzazione emozionale, che avviene soprattutto dal punto di vista melodico (ad esempio nei due singoloni ‘Deathwish’ e ‘Forget Me’), è il suo più grande pregio, che viene ribadito da un secondo album che riesce nell’intento, e che proprio per questo potrebbe portare dalla sua parte più pubblico che critica.
🙂