
🎵 Art-rock | 🏷️ One Little Independent Records | 🗓️ 1 maggio 2026
È senza dubbio Sophie Harris la “donna moderna” della denominazione della band da lei fondata. Sebbene non lo abbia scelto di persona (pare sia stato il bassista/sassofonista Juan Brint-Gutiérrez a farlo, e per altre ragioni), il moniker Modern Woman le calza a pennello per quello che rappresenta sia nella storia che nell’economia del quartetto. Partita come solista, la sua carriera si è improvvisamente animata con l’incontro con il violinista David Denyer, con il quale ha costituito il primo nucleo di un progetto che si è compiuto con l’ingresso del succitato Brint-Gutierrez e del batterista Adam Blackhurst. I quattro hanno incessantemente rielaborato le canzoni che Sophie aveva cominciato a scrivere, appena ventenne, con la sola chitarra acustica: “Quando si è unita la formazione attuale, è scattato qualcosa; è sembrato molto naturale. E credo che da quel momento in poi i brani siano davvero fioriti. E penso che questo ‘click’ sia unificante; è davvero difficile trovare le persone giuste per una band”, spiega la stessa Harris a New Noise Magazine.
Una fioritura possibile anche grazie a una strumentazione che è davvero ampia per una rock-band: sassofono, violino e a volte anche un flauto si aggiungono ai classici chitarra, basso e batteria. È però l’estensione e la versatilità vocale di Sophie a caratterizzare preminentemente i pezzi, suonati a lungo dal vivo prima che venissero impressi su demo. Björk, Sinéad O’Connor e Cat Power erano le sue eroine di gioventù, ma nelle corde della Harris ci sono pure Patti Smith e Kate Bush. Del resto, sono tutti membri del gruppo ad avere, nel proprio background, le più svariate influenze: dal folk al metal, passando per math-rock e art-punk, per arrivare alla specializzazione in poesia della laurea in lettere della frontwoman. Si odono tutte in ‘Johnny’s Dreamworld’, senza che le si possa isolare con semplicità. È il grande pregio di questo disco, di questi ragazzi e del produttore Joel Burton (Naima Bock, Katy J Pearson, Vanishing Twin): aver creato un amalgama originale e personalissimo.
Un rollercoaster che passa da quiete a rumore, da delicatezza ad aggressività, da linearità a caos nello spazio di pochi secondi. Ne sono prova brani come ‘Neptune Girl’, ‘Killing A Dog’ e ‘Blessed Day’, assolutamente imprevedibili ma assai generosi se vi si seguono le trame con attenzione. Un concentrato di energia e spontaneità che può apparire a tratti ingenuo, ma che per questo lascia spazio a evoluzioni future che non sembrano prevedere steccati né voler fare prigionieri, come mostra la combattiva immagine di copertina. Insomma, ‘Johnny’s Dreamworld’ potrà anche non essere il miglior debutto dell’anno, ma certamente è tra quelli più arditi e meno negoziati. I Modern Woman sanno esattamente cosa vogliono, e come ottenerlo. In questo primo capitolo della loro carriera, sono riusciti a farlo assai bene.
😀