Josh T. Pearson: ‘The Straight Hits!’ (Mute, 2018)

1) Tutte le canzoni devo avere una strofa, un ponte e un ritornello; 2) Il testo deve essere lungo massimo 16 righe; 3) Tutte le canzoni devono contenere la parola ‘straight’ nel titolo; 4) Il titolo deve essere formato da meno di quattro parole; 5) E’ necessario sottomettersi alla canzone. 

Josh T. Pearson, si sa, è un tipo originale. Non fa mai nulla che non sia frutto di complesse elucubrazioni mentali, e probabilmente è anche per questo che sono passati dieci anni tra l’album coi Lift Of Experience (‘The Texas-Jerusalem Crossroads‘, 2001) e l’esordio solista (‘Last Of The Country Gentlemen‘, 2011) e quindi altri sette per arrivare a quello che è in fin dei conti un sophomore. I cinque punti che trovate copia-incollati qui sopra sono in realtà cinque ‘pilastri’ sui quali il cantautore texano ha basato la composizione delle canzoni contenute in ‘The Straight Hits!‘ (e ora sapete anche il perché del titolo). Chi a suo tempo fosse riuscito ad arrivare alla conclusione di ‘Last Of The Country Gentlemen‘ si renderà conto del salto triplo carpiato che può essere necessario per passare da brani che spesso superavano i dieci minuti (quattro delle sette tracce dell’esordio, e un’altra ne durava sette) a canzonette che devono giungere “straight to the point” (appunto) in pochi minuti.

Diciamolo, chi ha atteso questi sette anni per avere un degno e coerente seguito del succitato debutto solista, rimarrà enormemente deluso. Josh ha cambiato direzione ancora una volta, si è addirittura tagliato la barba. Ecco, la proporzione tra la lunghissima barba incolta di una volta e i piccoli baffetti da sparviero che porta con altrettanto orgoglio oggi, è un po’ la metafora della differenza tra i vecchi e i nuovi pezzi. Soprattutto i primi tre (‘Straight To The Top!‘, ‘Straight At Me‘, ‘Give It To Me Straight‘), veloci brani garage-rock dai toni country-punk che potrebbero benissimo essere stati prodotti da Ty Segall. Godibili e divertenti, seguono in pieno i cinque pilastri di cui sopra. Niente a che vedere con quanto fatto nel 2011, ma se questo disco fosse stato tutto così avrebbe avuto un senso. Purtroppo però il buon Josh sembra pentirsi in corsa di una scelta così radicale, e prova a tornare sui suoi passi rimbracciando l’acustica e riproponendo le sue ballate malinconiche (‘Damn Straight‘, ‘Wiskey Straight Love‘), non prima di aver tentato anche la strada del crooning (‘The Dire Straits Of Love‘). A un certo punto arriva la traccia lunga di 6 minuti e 40″: ‘A Love Song Set Me Straight‘ è ben scritta, ma non ha nulla a che fare con i famosi pilastri e soprattutto con quello che questo disco doveva essere. ‘The Straight Hits!‘ nella migliore delle ipotesi si rivela un’inutile boutade, nella peggiore un pasticcio di idee accatastate casualmente e sprovviste di revisione finale. Non è un totale disastro perché si tratta comunque di materiale scritto da Josh T. Pearson, ma le aspettative non sono di certo state soddisfatte.

VOTO: 😐



 

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