Kaiser Chiefs: ‘Duck’ (Polydor, 2019)

Genere: brit-pop | Uscita: 26 luglio 2019

La differenza tra il primo e il settimo album dei Kaiser Chiefs, più marcata di quello che la loro musica potrebbe rivelare, è fisicamente testimoniata dal confronto tra le foto del frontman Ricky Wilson: cicciottello e con il doppio mento ai tempi di ‘Employment’ (2005), in forma perfetta con tanto di barba curata, che fa sempre figo, oggi. In mezzo c’è soprattutto stata la sua nomina a giudice di ‘The Voice’ versione UK, trasmissione musical-televisiva da quelle parti molto più popolare che da noi. Da cantante indie a star della TV il passo è stato piuttosto celere, e così l’aumento dei fan del quintetto di Leeds, che probabilmente ha perso qualche patito della scena indie britannica di metà anni ’00 (oltre che il batterista/co-songwriter Nick Hodgson), ma ha sicuramente guadagnato seguito tra l’audience del tubo catodico. Le arene dei loro concerti sono così rimaste sempre piene, grazie anche alla rinomata effervescenza live e alla capacità di piazzare con assidua frequenza i loro singoli nelle heavy rotation delle radio inglesi.

Tournée e passaggi radiofonici paiono tra l’altro essere gli obbiettivi compositivi di ‘Duck’, stipato di episodi letteralmente playful, con ritornelli facilmente memorizzabili (‘People Know How To Love Each Other’, ‘Electric Heart’), melodie appiccicose (‘Target Market’, ’Golden Oldies’) e quella sincera propensione a fare casino ideale per un karaoke al pub (‘Don’t Just Stand, Do Something’, ‘Kurt vs Frasier’). Della poppizzazione un po’ kitsch degli ultimi anni v’è sempre traccia (‘Wait’, ‘Lucky Shirt’, ‘Northern Holiday’), ma con il singolo ‘Record Collection’ Wilson e soci riescono a essere convincenti anche guardando più ai Duran Duran che ai Clash. Nonostante ciò ‘Duck’ è, tra quelli che lo hanno seguito, l’LP che per impeto più ricorda quel prorompente esordio di 14 anni fa. Analogamente ad allora, anche se imborghesiti dalle esperienze professionali, i Kaiser Chiefs si presentano come puri e semplici entertainer. Inutile, ormai, pretendere da loro altro che un disco divertente e gradevole.

VOTO: 😐