
🎵 Classic-rock | 🏷️ Capitol Records | 🗓️ 29 maggio 2026
Andrew Watt è evidentemente il produttore più amato da chi ha fatto la storia della musica. Si è occupato degli ultimi due album dei Rolling Stones, in passato anche di dischi di Ozzy Osbourne ed Elton John, e sta lavorando insieme a Micheal Stipe per quello che potrebbe essere il suo debutto solista. Anche per questo, probabilmente, è stato consigliato a Paul McCartney, in cerca di qualcuno che lo aiutasse a sistemare alcune canzoni scritte negli ultimi cinque anni. Si racconta che i due, al primo incontro, dopo aver bevuto un tè insieme abbiano immediatamente cominciato a suonare, e composto quasi istantaneamente ‘As You Lie There’, energico opener di ‘The Boys Of Dungeon Lane’, ovvero il venticinquesimo LP di canzoni inedite della carriera di Macca oltre i Beatles (inclusi gli album con i Wings e quello come Fireman, di cui non consideriamo i dischi solo strumentali). “Mi piace, ma è un po’ pushy”, avrebbe detto Paul di Andrew dopo questa primissima sessione, e immaginiamo che esserlo davanti al cantautore più celebrato di sempre non debba essere stato così semplice. In effetti, lo stesso Watt ha dichiarato di aver chiesto ai propri collaboratori di schiaffeggiarlo di tanto in tanto, per destarlo da ciò che gli sembrava un sogno.
“Essere pushy non è una cosa negativa, in un produttore. È entusiasmo, voglia di continuare a fare il disco. È contagioso”, chiosa McCartney in un’intervista a Guitar.com, rivelando uno spirito collaborativo non facile da rinvenire in un’icona musicale di 83 anni. La sua forma ancora smagliante è evidente osservandolo nella caterva di interviste, on-line e off-line, in radio, tv e piattaforme streaming che ha rilasciato nell’ultimo mese. È una persona assai curiosa, che ha esattamente idea dei tempi che corrono, ma che sciorina la propria esperienza con garbo e misura. Come avviene in questo album, nostalgico a partire dal titolo (che ricorda un episodio della sua adolescenza in cui venne derubato dell’orologio da due bulletti in una via della periferia di Liverpool), ma che racconta anche di una ragazza dei giorni nostri che va al Festival di Glastonbury e finisce in un trip acido dopo aver ingerito un funghetto magico (‘Mountain Top’).
Musicalmente, ‘The Boys Of Dungeon Lane’ è ricco e vario come quasi tutti gli LP firmati McCartney. Nello specifico, Watt ha spinto Paul a rivisitare i dischi di maggior successo della sua carriera: quelli con i Beatles, ovviamente (‘Days We Left Behind’, ‘Life Can Be Hard’, la succitata ‘Mountain Top’), ma anche il rivalutato (e ora di culto) ‘Ram’ del 1971 (‘First Star Of The Night’, ‘Salesman Saint’), il celeberrimo ‘Band On The Run’ dei Wings del 1973 (‘As You Lie There’, ‘Lost Horizon’), e pure il minimalismo di quel ‘Flaming Pie’ del 1997, rimasto uno dei lavori migliori della sua produzione matura (‘Down South’, ‘We Two’). L’opera del produttore si è rivelata preziosa proprio per il manifesto rispetto nutrito nei suoi confronti, che non gli ha però impedito di spingerlo a realizzare un LP a suo modo ambizioso, sia nelle strutture spesso irregolari che nelle incisioni non interamente hi-fi. Anche la vocalità, che non è più quella di un tempo, in un contesto del genere fornisce quella leva empatica aggiuntiva che avvicina il mito ai propri fedeli ascoltatori. Più centrato di ‘McCartney III’ del 2020 e melodicamente più brillante di ‘New’ del 2013, citando Variety può essere considerato in concorso per il titolo de “il suo più bello del nuovo millennio” oltre che de “il miglior album mai registrato e pubblicato da una rockstar ottantenne”. D’accordo o meno, è un assunto che rende l’idea del mantenimento della vivacità compositiva da parte di un’artista che ha pubblicato il suo primo singolo nel 1963. Nell’ammirare queste sue ulteriori quattordici canzoni, non si può non tenerne conto.