The Strokes: ‘The New Abnormal’ (RCA, 2020)

Genere: indie-rock | Uscita: 10 aprile 2020

I just wanted to be one of The Strokes“, cantava Alex Turner nella prima strofa della prima canzone dell’ultimo album degli Arctic Monkeys. Una sorta di tardiva consacrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’importanza di una band che come poche altre è riuscita a modificare usi e costumi del rock alternativo degli ultimi 20 anni, peraltro in un periodo brevissimo e circoscritto: ‘Is This It‘ del 2001. Per tutto l’ultimo decennio, tuttavia, è parso lecito domandarsi se coloro che negli Strokes già c’erano volessero ancora farne parte. I segnali, d’altro canto, non sono mai stati troppo positivi: le continue tensioni interne, i frequenti rehab, la freddezza mostrata live, ma soprattutto due LP decisamente meno ispirati di quelli di inizio carriera, che davano l’impressione di essere stati incisi con l’unica finalità di racimolare abbastanza budget per finanziare i diversi progetti personali di ognuno.

The New Abnormal‘, sesto album di una storia comune che si avvicina alle nozze d’argento ma vestita ancora come se si fosse a inizio millennio, appare come un determinato sforzo per rilanciare un gruppo, innanzitutto di persone, che non è diventato celeberrimo per caso. A coordinarlo Rick Rubin, uno che di talenti rock da milioni di copie di certo se ne intende, che ha frequentato in più occasioni gente come Red Hot Chili Peppers, Nine Inch Nails, Linkin Park, Tom Petty, Johnny Cash, System Of A Down, Weezer, Metallica, ma ultimamente anche Adele, Ed Sheeran, Lady Gaga e persino Jovanotti. “Immagino che abbia pensato: questi ragazzi sono caduti in basso già abbastanza“, confida Julian Casablancas in questa intervista al Guardian, dando effettivamente l’idea di quanto scarsa fosse l’autostima all’interno del quintetto, oltre che dell’importanza dell’apporto motivazionale di Rubin. Musicalmente, il produttore americano sembra averli riportati al centro del loro villaggio, facendogli suonare ciò che meglio gli riesce: il rock ‘n’ roll. Che poi non sia più un rock ‘n’ roll da ventenni, ma da quarantenni, dunque molto differente dal minimalismo garage degli esordi, è in egual misura piuttosto evidente.

Questa virtuosa differenza la si può cogliere sin dall’openerThe Adults Are Talking‘, probabilmente il miglior brano firmato Strokes degli ultimi 10 anni, con un riff di chitarra talmente efficace da ricordare quelli dell’LP di debutto, ma farcito da livelli di stratificazione per loro inconsueti. ‘The New Abnormal‘ prosegue rallentando spesso e volentieri e allargandosi pure parecchio: 9 tracce in 45 minuti significa una media esatta di 5 minuti a canzone, moltissimo per una band che aveva fatto dell’immediatezza il proprio marchio di fabbrica. E’ però questo un lavoro che, finalmente, mostra un’anima, una solida idea di fondo e una reale collaborazione tra chi lo ha composto e suonato. Anche la scrittura di Casablancas dà la concreta sensazione di essersi ravvivata; i nuovi Strokes riescono così a dare una loro particolare versione di ciò che si può definire adult- o classic-rock, qualcosa di diverso da quanto avevano fatto sinora, ma che ne include tutte le migliori caratteristiche: dal crooning del frontman, ai ghirigori di chitarre di Albert Hammond Jr e Nick Valensi, alla puntualità della sezione ritmica di Nikolai Fraiture e Fabrizio Moretti. Sono le ballate a distinguersi con più evidenza, alcune davvero rimarchevoli come ‘Selfless‘, ‘At The Door‘ e ‘Why Are Sundays So Depressing‘. Insieme a rock ideali da suonare live come ‘Brooklyn Bridge To Chorus‘ e ‘Bad Decisions‘, portano questo disco a lottare per un ipotetico podio nella discografia di una band che molti avevano dato per finita, e che invece non lo era.

VOTO: 😀



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