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Asher White: ‘Love Aggregates’ (Joyful Noise, 2026)

🎵 Baroque-pop | 🏷️ Joyful Noise Recordings | 🗓️ 28 agosto 2026

Asher White ha certamente una vivacità artistica non ordinaria. La possiede sin dall’adolescenza, quando pretendeva di assistere a tutti i concerti noise e industrial dei sobborghi di Chicago. O quando decise di imparare, da sola, a suonare sia la chitarra che la batteria. Le è servito sopratutto nella prima parte di carriera, quando ha inciso e pubblicato un’abbondante dozzina di dischi su Bandcamp, a una media di uno ogni sei mesi. Appena pronto, lo caricava sulla piattaforma, creandosi piano piano un solido ma sparuto gruppo di sostenitori. Fino a che, giunta al quindicesimo (!) LP di inediti, ‘Constellation Study’ (2024), è arrivata una recensione di Pitchfork, peraltro piuttosto lusinghiera.

Asher si è dunque trovata senza preavviso ad avere un pubblico, oltre che un contratto con la Joyful Noise. Il resto è storia recente: ad agosto 2025 è uscito ‘8 Tips For Full Catastrophe Living’ e ora arriva questo ‘Love Aggregate’, che se la matematica non inganna dovrebbe essere il suo album numero 17. Il disco, in realtà, era già stato terminato a marzo. Non essendo più l’unica intestataria della propria carriera, ha dovuto però attendere fino ad agosto per vedere la sua opera divenire pubblica. Un periodo lungo per una come lei, abituata a “togliermi di bocca il sapore dell’album precedente” molto presto. A maggior ragione ne avrebbe avuto bisogno questa volta, perché ‘Love Aggregates’ (che si può tradurre sia come “l’amore aggrega” che come “aggregati di amore”), segue la più grossa delusione sentimentale della sua vita. Sarà per questo che viene descritto come “il più melodico” della sua produzione.

E in effetti, le armonie sghembe che lo caratterizzano sono la parte migliore dell’opera, oltre a quel costante fattore sorpresa di cui parlavamo a inizio articolo. Asher White attraversa tutto lo spettro possibile del pop sofisticato, dal barocco al psichedelico, da quello da camera al rumoroso. Ha una tonalità vocale sicura e a suo modo potente, davvero espressiva nell’elencare gioie e (sopratutto) dolori della sua esistenza. E a proposito di varietà e imprevedibilità, il nuovo LP della cantautrice americana regala ampie soddisfazioni: ‘My Day At The Casino’, ‘Nightingale Version’, ‘The Eagle Is No Omen’ e ‘Stage Diva’ sono canzoni ampiamente sopra la media, ognuna con una peculiarissima caratterizzazione. Il passaggio da “amateur” a “pro” è pertanto certamente meritato, e forse anche qualcosa di cui artisticamente aveva bisogno, per fare ordine in una discografia già sterminata di cui questo disco è una autorevolissima testimonianza.

😀



 

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