Dry Cleaning: ‘New Long Leg’ (4AD, 2021)

Genere: post-punk | Uscita: 2 aprile 2021

Due indizi, come si suol dire, non fanno una prova. Ma quando un’etichetta della rilevanza della 4AD e un produttore come John Parish (ovvero colui che ha più volte dato un sostanzioso contributo ai capolavori di PJ Harvey) spendono rispettivamente denaro e tempo a favore di una band… Beh, questa band ha molto presumibilmente qualcosa di speciale. Del resto la costituzione dei Dry Cleaning non è stata propriamente ordinaria: narra la leggenda che sarebbe stata una serata al karaoke (in cui, da ubriachi, avrebbero cantato tutti insieme ‘Minerva‘ dei Deftones) a convincere il chitarrista Tom Dowse, il bassista Lewis Maynard e il batterista Nick Buxton dell’opportunità di formare una band. Cominciarono a comporre dei brani strumentali piuttosto tirati quanto articolati, realizzando di aver bisogno anche di un frontman/woman, che però non fosse il classico frontman/woman. Florence Shaw, sino ad allora a digiuno di musica ma con la personalità sufficiente per reggere un palco, si rivelò esattamente la vocalist che i tre amici stavano cercando.

È il suo spoken-word meno asettico di quanto in un primo momento potrebbe sembrare ciò che a un primo impatto salta all’orecchio dell’ascoltatore ancora ignaro di chi componga e in cosa consista questo quartetto proveniente dal sud di Londra. Immediatamente dopo, non si possono non notare i frementi giri di chitarra e le incalzanti linee di basso, perfettamente supportati ritmicamente da una batteria insistente. I Dry Cleaning si possono rozzamente catalogare come post-punk, come del resto un sacco di giovani band contemporanee, ma i quattro ragazzi inglesi lo declinano specificamente a modo loro, non tralasciando le significative lezioni dell’alt-rock d’Oltreoceano di Sonic Youth e Pixies, così come quelle di band più pesanti (Black Sabbath, Led Zeppelin) di cui il bassista è visibilmente fan.

Ci sono diversi modi di godere di quanto viene proposto da Florence e colleghi: seguire le parti strumentali, appaganti quasi quanto quelle dei Protomartyr, o interpretare i suoi testi ipnotici anche se apparentemente insensati, che a volte possono sembrare stralunati, altre ironici, altre ancora disturbanti. Nelle composizioni dei Dry Cleaning la voce della Shaw funge anche da ulteriore ritmica, oltre che come un preciso termometro emotivo. Per questo, con gli ascolti, il suo finto distacco diviene via via piena partecipazione, trascinando qua e là le vocali come se, un pochino, si mettesse a cantare. Si presti attenzione a ‘John Wick’ e a quanto solennemente riprenda a parlare dopo l’assolo di chitarra, o al singolone ‘Scratchcard Lanyard‘ e a come incrementi il ritmo verbale mano a mano che il pezzo cresce di intensità, oppure ancora come canti, quasi con dolcezza, una serie di “doo-doo-do” in quello che potrebbe essere considerata la ballata del disco, ‘More Big Birds‘. Come dimostra anche in tutto il resto di ‘New Long Leg‘, Florence Shaw ha un magnetismo talmente catalizzante da non aver neanche bisogno delle melodie, si fa bastare la nuda parola. Insieme a tre colleghi altrettanto ingegnosi quanto audaci, e a una produzione che rende merito alle elevate qualità di ognuno, ha strutturato un debutto a suo modo impeccabile, che sarà impossibile trascurare nei bilanci di fine anno.

VOTO: 😀



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