Foals: ‘Everything Not Saved Will Be Lost – Part 1’ (Transgressive, 2019)

Genere: indie-rock | Uscita: 8 marzo 2019

I’m so sorry that the world is falling down“, canta un preoccupato Yannis Philippakis in ‘Moonlight‘, opener di quella che è l’opera più ambiziosa della carriera dei Foals. Queste nove canzoni, descritte come “bandiere bianche, SOS, richieste d’aiuto… ognuna in modo diverso” dallo stesso Yannis, compongono infatti solo la prima parte di ‘Everything Not Saved Will Be Lost‘, pensato fin dal principio come un album doppio, o comunque come un unico discorso sulla attualità organizzato in due metà. La seconda arriverà in autunno, “ma possono essere ascoltate e apprezzate individualmente“, rassicura il frontman, che mai come questa volta ha preso in mano le redini della propria band, sia come principale produttore che facendosi carico del basso lasciato libero dall’uscita dal gruppo di Walter Gervers.

In realtà del buon Gervers non si sente più di tanto la mancanza, perché i Foals, da esperti della materia, sanno come mettere in moto la propria sezione ritmica. E’ un LP largamente ballabile questo, anche quando di primo acchito non sembrerebbe (‘Syrups‘, ‘Sunday‘). C’è ormai ben poco di math-rock, le cui ritmiche un po’ sghembe vengono sovente sostituite da ritmi più lineari (‘In Degrees‘). E’ anche un disco piuttosto furbo, perché i Foals già sanno di avere un posto di riguardo nel gotha dell’indie-rock britannico e fanno di tutto per ribadire il proprio ruolo, non svicolandosi dalla caratterizzazione che si sono dati negli ultimi due LP e non scontentando nessuno. Ci sono quindi le ballatone intime (‘I’m Done With The World‘), i singoli di più facile decifrazione (‘Exits‘, ‘On The Luna‘), i brani dall’indubbia resa live (‘White Onions‘), le tracce più sperimentali (‘Cafe D’Athens‘). Tutto è reso nella migliore versione possibile da una produzione convintamente hi-fi, che ha il grande pregio di non risultare, però, troppo artificiosa.

Pur mantenendo ancora alcune perplessità su un eventuale posizionamento dei Foals nei pressi dei più grandi della contemporaneità (per fare qualche nome in rigoroso ordine alfabetico: Arcade Fire, Arctic Monkeys, National, Radiohead), è praticamente impossibile sostenere che la ‘Part 1‘ di ‘Everything Not Saved Will Be Lost‘ non sia un album considerevole: ha grandi canzoni, ottimamente interpretate da uno Yannis in stato di grazia, complesse e stimolanti stratificazioni sonore, è molto ben suonato e presenta al suo interno una tale varietà di soluzioni da poterci riempire due dischi. Insomma, se l’obbiettivo dei Foals era la definitiva consacrazione, probabilmente ce l’hanno fatta.

VOTO: 😀