Hayden Thorpe: ‘Diviner’ (Domino, 2019)

Genere: art-soul | Uscita: 24 maggio 2019

Mentre entriamo al Rough Trade Est di Londra notiamo un silenzio che è insolito per un negozio di dischi. Soltanto un neonato si permette qualche schiamazzo, non rendendosi conto del raccoglimento necessario per ascoltare le nuove canzoni dell’uomo che siede al pianoforte sul palchetto destinato agli showcase. E’ l’una del pomeriggio, Brick Lane pullula di gente che va e che viene, molti si stanno preparando per il concerto degli Strokes previsto in serata a Victoria Park, ma l’attenzione del pubblico posizionatosi tra gli scaffali dei CD è massima. Persino eccessiva, tanto che Hayden Thorpe prova a rompere l’inebetimento generale: “non siate così passivi, è come se mi calpestaste il cuore!

La metafora utilizzata davanti ai nostri occhi dall’ex frontman dei Wild Beasts rende evidente quanto sia importante per lui questo esordio solista. E’ in effetti un album molto intimo ‘Diviner‘, costruito partendo da due semplici elementi: il succitato pianoforte e la sua voce. Certo, Thorpe ne ha una che tanto semplice non è, nel senso che è davvero difficile da replicare. Il suo timbro da contro-tenore era già una delle peculiarità nella sua vecchia band, lo è ancora di più in questa avventura in solitaria; è vedendolo suonare dal vivo però che si riesce ancor più a coglierne l’unicità.

E’ un disco di rottura, ma non di rottura di una relazione, è più una rottura con l’idea di me stesso che avevo in passato, e dunque con tutte, nessuna esclusa, delle mie relazioni private“, spiega il musicista inglese nella press-release, che ricorda anche quanto sia stato arduo l’ultimo periodo con i Wild Beasts, compresa la decisione di separarsi dopo così tanto tempo insieme. Da qui la scelta di trasferirsi in California (“dovevo mettere fine all’inverno“, aggiunge), dove ha iniziato la scrittura di queste canzoni, continuata poi nel suo appartamento di Londra e quindi in Cornovaglia, nella casa dei genitori di Leo Abrahms, produttore e amico che ha dato a questo disco un suono minimale ma allo stesso tempo calorosissimo, perfetto accompagnamento per l’incredibile vocalità di Hayden.

Diviner‘ è qualcosa di assolutamente diverso da quanto eravamo abituati a sentire nei Wild Beasts, in primo luogo per la mancanza di contraltare vocale e anche per la sostanziale assenza di chitarre. Non ci sono, poi, le improvvise mutazioni ritmiche tipiche della band di Kendal: le dieci tracce in scaletta seguono una forma-canzone più regolare, sebbene non troppo tradizionale. Ambient, soul e art-pop si amalgamano in un tutt’uno, c’è molto Eno in questa canzoni, oltre agli idoli di sempre Leonard Cohen e Kate Bush e ai più ‘contemporanei’ Antony e How To Dress Well. E’ un insieme che riesce autenticamente a trasmettere le emozioni e la sofferenza che quel “cambiamento” ha portato Hayden a provare. ‘Diviner‘ è soprattutto un disco onesto, trasparente, sincero: aspetti che non sono così frequenti nelle opere musicali contemporanee, ragioni dunque più che sufficienti per renderlo così tanto comunicativo.

VOTO: 😀