Jeremy Tuplin: ‘Violet Waves’ (Trapped Animal, 2020)

Genere: alt-folk | Uscita: 14 agosto 2020

Ha l’aria sorniona di quello che si trova sulla copertina di un disco per caso, Jeremy Tuplin, la cui attività musicale recente è invece stata piuttosto proattiva: tre LP dal 2017 a oggi, ovvero da quando ha lasciato la contea del Somerset per Londra. Soprattutto il disco dello scorso anno, ‘Pink Mirror‘, primo lavoro che ha beneficiato di una buona distribuzione, ha attirato una discreta attenzione sul suo folk poco tradizionale e molto personale.

Violet Waves‘, che lo segue di appena 16 mesi, è una sorta di evoluzione, almeno dal punto di vista collaborativo. In questo nuovo lavoro è infatti pienamente coinvolta la Ultimate Power Assembly, ovvero la band che segue Jeremy nei suoi lunghissimi tour (per fare un esempio, la sua più recente campagna italiana ha inanellato ben nove tappe) e che ha riempito il suo terzo album di suoni corposi e stratificati. Tuplin ci mette ad ogni modo molto del suo, con quel piglio che lo fa sembrare l’esatto anello di congiunzione tra Jarvis Cocker e Matt Berninger, una scrittura decisamente versatile e a livello testuale molto fantasiosa, e un carisma da simpatica canaglia che emerge da ogni strofa.

È dunque una bella scoperta questo cantautore inglese, sempre frizzante e mai banale ma soprattutto capace di inanellare 12 canzoni molto godibili e raramente ridondanti: dalle chitarrone dell’opener ‘Back From The Dead‘ al mellifluo pop psichedelico di ‘Space Magic‘, dal melodicamente gustosissimo duetto ‘Killer Killer‘ al minimalismo introspettivo di ‘The Inuit‘, dal tripudio di archi di ‘Swimming‘ al post-punk tagliente di ‘Cool Design‘ per concludere con l’art-rock di ‘When I Die, Etc.‘. È evidente come Jeremy Tuplin meriti di essere attenzionato, perché pare proprio uno pieno di assi nella manica. Parecchi, peraltro, se li è prontamente giocati in questi 41 minuti davvero ottimi.

VOTO: 😀



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