Low Anthem: ‘The Salt Doll Went To Measure The Depth Of The Sea’ (Joyful Noise, 2018)

Quando, intorno al 2007-08, la cosa più hipster erano le canzoni folk, i Low Anthem sfruttarono il momento e catturarono l’attenzione generale. Nel marasma delle band di barbuti di quegli anni non riuscirono però a guadagnarsi un’attenzione continuativa, e i loro dischi vennero presto lasciati sui comodini di chi nel frattempo aveva sostituito barbe e camicie a quadri con canotte e tatuaggi da rapper. Ritrovatisi senza grande seguito, Ben Knox Miller e soci si presero una pausa di cinque anni e si reinventarono come band, ma subito dopo quello che poteva essere l’album della svolta, ‘Eyeland‘ (2016), ebbero un grave incidente stradale con il loro tourbus e non poterono promuovere live quel disco piuttosto interessante. Una disdetta.

Non tutti i mali vengono per nuocere pero’, perché anche quanto accaduto ha permesso alla band di trovare uno suono davvero peculiare e realizzare il proprio miglior LP di sempre. ‘The Salt Doll Went To Measure The Depth Of The Sea‘ (bello anche il titolo) parte sempre dal folk, ma lo porta in una dimensione minimale e sospesa, accompagnando le docilissime chitarre acustiche con piccoli inserti elettronici notwistiani. Si può parlare di “folktronica“, altro termine che andava di moda una volta, ma forse è più corretto definirlo “dream-folk“. In ogni caso la sera, in camera vostra, luce soffusa, qualsiasi cosa stiate facendo, da soli o in compagnia, questo è l’album perfetto.

VOTO: 🙂


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