Sigur Rós: ‘Átta’ (BMG, 2023)

Genere: ambient/chamber post-rock | Uscita: 16 giugno 2023

Come rileva il Guardian, gli anni più recenti non sono di certo stati privi di complicazioni per i componenti dei Sigur Rós. Una doppia accusa di evasione fiscale, un’altra di violenza sessuale (che ha portato il batterista Orri Páll Dýrason al congedo dal gruppo) e, come se non bastasse, la fine della lunga relazione sentimentale del frontman Jónsi. Aggiungiamoci le restrizioni alla mobilità causate dalla pandemia, ed ecco le ragioni per cui dall’LP precedente, ‘Kveikur‘ (2013), sono passati ben dieci anni. Un lungo lasso di tempo che ha comunque portato contingenze positive: il riavvicinamento con il tastierista Kjartan Sveinsson ha fatto sì che il collettivo islandese tornasse a essere a tutti gli effetti un trio.

Fuori un batterista, dunque, e dentro un tastierista esperto di arrangiamenti d’archi: è intuitivo come i brani di ‘Átta‘, l’ottavo album di una carriera iniziata ormai quasi tre decenni fa, si siano mitigati e dilatati. Sono stati proprio Kjarri e il frontman, in quel di Los Angeles, a fare partire la prima fase di scrittura, ancor prima dei lockdown che li hanno costretti a riprendere il filo del discorso soltanto un paio di anni dopo. I nuovi pezzi sono poi stati portati in Islanda e quindi agli Abbey Road Studios di Londra, dove sono state aggiunte le parti della London Contemporary Orchestra, componente fondamentale per questo sound “molto ampio, ma che guarda più dentro che fuori“, come spiega il bassista Georg Hólm all’NME. “Il loro disco più intimo ed emotivamente diretto“, specifica una nota sul sito ufficiale della band di Reykjavík. L’immagine di copertina, un arcobaleno bruciato dalle fiamme, aggiunge anche una valenza politica: “Cerchiamo di rimanerne fuori per rendere la nostra musica il più neutrale possibile, ma è lo stato del mondo in cui viviamo ora. Sembra che stiamo tornando indietro“, afferma Jónsi al Guardian.

È dunque un’opera che ha diverse e precise ragioni d’essere, ‘Átta‘. Un disco che fa di necessità virtù e che “deve dare conto a questa cosa chiamata vita” (ancora Hólm al Guardian), portandolo a svilupparsi con ancora più spazio e solennità rispetto allo stereotipo che da sempre accompagna la musica dei Sigur Rós. Stavolta è l’orchestra il pieno centro del discorso sonoro, molto più delle chitarre, delle tastiere e delle percussioni, che salvo rari casi ne vengono intenzionalmente estromesse. Un’apparente indolenza è surrogata, ascolto dopo ascolto, da crescendi emozionali molto marcati (‘Klettur‘, ‘Mór‘, ‘Gold‘, ‘8‘), che vanno a consolidare un suono che proprio nella sua continuità caratterizza questo lavoro all’interno della discografia del gruppo. ‘Átta‘ appare pertanto come l’ennesimo album speciale di una band speciale, termine con il quale si vuole intendere qualcosa che nessun altro è in grado di concepire, a un livello che nessun altro è in grado di raggiungere.

VOTO: 😀



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