The Tallest Man On Earth: ‘I Love You. It’s A Fever Dream.’ (Rivers/Birds, 2019)

Genere: indie-folk | Uscita: 19 aprile 2019

Tra Leksand, cittadina di meno di 6000 abitanti nel bel mezzo della campagna svedese, e Brooklyn, New York, la distanza non è certo breve. Per percorrerla, a Kristian Mattson ci sono voluti una quindicina d’anni, quattro album e qualche EP. Tutta farina del suo sacco, e quasi tutto scritto e suonato da lui, senza grandi aiuti. Più o meno dal 2010, con l’uscita del suo disco migliore, ‘The Wild Hunt‘, il moniker The Tallest Man On Earth (una sorta di auto-ironia sulla propria altezza non certo scandinava) ha ampiamente oltrepassato il ponte che collega Malmoe a Copenaghen, diffondendosi nel resto d’Europa e in Nord America. Kristian stesso se ne è andato negli States, e oggi vive in un appartamento nel borough più figo della Grande Mela, che di abitanti ne fa più di due milioni e mezzo. E’ lì, in mezzo a tutta quella gente ma (musicalmente) più solo che mai, che ha scritto, suonato, prodotto e fatto uscire (con la sua etichetta personale Rivers/Birds) il quinto LP della sua fruttuosa carriera.

E’ un po’ un ritorno alle origini ‘I Love You. It’s a Fever Dream.‘, a quando nella sua cameretta di Leksand strimpellava la chitarra acustica pensando a Bob Dylan, Pete Seeger e Woody Guthrie. Trasferitosi nella terra dei suoi idoli, chiuso nel suo flat con annesso un piccolo studio di registrazione homemade, Mattson è ripartito dalla sua voce e dalla sua chitarra acustica, elementi per lui da sempre centrali. Ha lasciato da parte la più ricca produzione del precedente ‘Dark Bird Is Home‘ (2015) e lo scoramento seguito al divorzio dalla moglie, scrivendo altre dieci canzoni intime ma non così pessimiste, sebbene decisamente meno effervescenti di una ‘King Of Spain‘. Le ha adornate di qualche strumento accessorio poco invadente (pianoforte, armonica, flauto, archi, anche un veloce synth), seguitando col fingerpicking come se non ci fosse un domani, realizzando dunque un altro LP pienamente in stile Tallest Man On Earth.

E’ proprio questo il punto: ‘I Love You. It’s a Fever Dream.‘ si prende ancora meno rischi rispetto alle prove precedenti, che già non se ne prendevano molti. Il cantautore svedese rimane chiuso, anche musicalmente, tra le proprie quattro mura, in piena comfort zone. A tal proposito potrebbero subentrare disquisizioni filosofiche su quanto nell’arte sia opportuno osare o, al contrario, si renda preferibile concentrare il proprio talento su ciò che meglio si sa fare. Kristian propende senza dubbio per la seconda ipotesi, condividendo un’altra manciata di brani toccanti e inappuntabilmente costruiti (‘The Running Styles Of New York‘, ‘My Dear‘, ‘What I’ve Been Kicking Around‘, ‘All I Can Keep Is Now’). Il fatto che non mostri nulla di nuovo non può essere considerato un sostanziale difetto, almeno finché la qualità seguiterà a mantenersi così buona. E, comunque, non avremo mai la controprova: un disco sperimentale intestato a The Tallest Man On Earth, probabilmente, non arriverà mai.

VOTO: 🙂