
🎵 Post-punk | 🏷️ XL Recordings | 🗓️ 16 ottobre 2026
Si può a ragione affermare che la carriera dei Fontaines D.C. si stia sviluppando a doppia velocità rispetto a quelle di molte altre band coetanee. Soltanto sette anni fa - era il 2019 - usciva il sorprendente LP di debutto, 'Dogrel', e a poco più di un lustro di distanza si è già giunti al quinto album, a cui va aggiunto il disco solista di Grian Chatten. Il percorso intrapreso ha portato il quartetto dublinese a godere di una fama a quei tempi inimmaginabile, tanto da essere già candidato a titolo di migliore band contemporanea ancora prima che venisse pubblicata questa ‘prova della verità’. ‘Dopamine Chamber’ arriva dopo la 'svolta pop' di 'Romance' (2024) che aveva polarizzato i fan, dividendoli sostanzialmente in conservatori (del post-punk) e progressisti.
Di questa seconda categoria fanno certamente parte gli stessi Fontaines D.C., che se hanno un merito è quello di non aver mai rifatto lo stesso album due volte. Non fa eccezione quest’ultimo, che riprende da dove si era interrotto il discorso del precedente, ma con maggiore focalizzazione e idee più chiare. Se due anni fa il cambio di etichetta, i vestiti fluo, l'abbozzo di rap erano sembrati un po' forzati e a tratti goffi, in questo secondo tentativo tutto appare più organico: Grian e colleghi sembrano aver finalizzato con grande precisione una formula che al tempo stesso riesce a rendere la loro cupezza maggiormente fruibile, senza perdere i tratti distintivi di un suono ormai divenuto estremamente riconoscibile.»
Ci sono tanti indizi: i colori in copertina, che con proporzioni diverse sono gli stessi di 'Romance', la conferma di James Ford alla produzione, la scelta di Rosalía come primo featuring. Emblematica, perché allo stato attuale i Fontaines D.C. avrebbero potuto permettersi chiunque, da PJ Harvey a St. Vincent, ma hanno scelto una di quelle popstar che da mainstream vorrebbero diventare indie. L'esatto contrario del loro percorso, due strade che si incrociano perfettamente in 'Where Is Gone?', brano esemplare della calibratura data a 'Dopamine Chamber' tra synth, archi, beat non invadenti e un'apertura importante al Brit-pop ('Mimesis', 'You Miss Me'), come se il quartetto irlandese fosse destinato a diventare il più credibile erede degli Oasis, checché ne dica Liam.
La musica dei Fontaines D.C. si fa dunque, a suo modo, più seducente, ma i testi di Chatten (per sua ammissione scritti successivamente alla composizione delle musiche) mettono in guardia proprio dal suo stesso fascino malefico: l'abuso di potere della tecnologia, la dipendenza dalla gratificazione sentimentale, la convivenza tra intrattenimento e catastrofe sono tematiche tutt'altro che leggere, che si accompagnano a melodie addolcitesi parecchio ('One Man', 'Japan', 'Marianne'). Dunque, il quinto del combo di Dublino è un meta-disco? Un po' sì.
E probabilmente si tratta anche di una sorta di auto-denuncia, di una band che è ormai "too big to fail", che deve portare a casa allo stesso tempo risultati artistici e commerciali. Per il momento, i quattro rimangono in perfetto equilibrio su quel filo così sottile, dimostrando come ci si possa barcamenare con stile e qualità. È senz'altro un disco molto bello, 'Dopamine Chamber', specchio dei tempi sotto diversi punti di vista. È quello che avrebbero fatto quegli irriverenti e spontanei ragazzi del 2019? Molto probabilmente no. Ma per il successo qualcosa si deve pur pagare, e in questo caso la tassa è ragionevole.
😀