The Coral: ‘Coral Island’ (Run On / Modern Sky, 2021)

Genere: indie-pop | Uscita: 30 aprile 2021

Una band di Liverpool che pubblica un album doppio va senza dubbio incontro a ingombranti paragoni. I Coral, però, se lo possono permettere, forti di una carriera che proprio quest’anno compie il primo quarto di secolo. Con il White Album le affinità sono in realtà poche: il fatto che si tratti del 10° LP sia per i Beatles (considerando ‘Magical Mistery Tour‘ un album) che per la band concittadina, e l’approccio collettivo all’esecuzione delle tante canzoni. In ‘Coral Island‘, infatti, non canta soltanto il frontman James Skelly, ma anche il fratello batterista Ian, il tastierista Nick Power, il bassista Paul Duffy e il chitarrista Paul Molloy. A differenza di quei due vinili denominati semplicemente ‘The Beatles‘, però, il loro concept è molto più coeso, sia narrativamente che musicalmente.

L’idea di un filo conduttore, una ipotetica località marittima tipicamente britannica in cui accadono cose e si alternano personaggi curiosi, nacque durante i primi giorni di brainstorming per quello che sarebbe stato il successore di ‘Move Through The Dawn‘ (2018): “Nelle nostre canzoni abbiamo sempre scritto di questo tipo di cose, dato che viviamo in una zona che è come una città di mare (…) Abbiamo solo pensato: consolidiamo tutto in un unico tema, rendiamolo concettuale in modo che tu possa immergerti totalmente in esso e perderti“, racconta Skelly senior ad Under The Radar. Sono proprio le vacanze al mare della loro infanzia ad aver ispirato i Coral a creare questa sorta di calderone creativo in cui infilare contestualmente un libro scritto da Power, gli artwork creato dallo Skelly più giovane e l’ingegno visuale di Edwin Burdis, che si è preso carico sia della copertina che dei video. Il suono, più vintage che mai (la press-release cita addirittura Duane Eddy e Chuck Berry), è venuto di conseguenza: “Stavo guardando un sacco di vecchie fotografie e volevo che suonasse così. Volevo creare un suono che corrispondesse a quello che c’era su quelle fotografie“, spiega il frontman a Louder Than War, aggiungendo anche che l’idea di un doppio album è giunta immediata, venendo confermata definitivamente dopo una chiacchierata con Noel Gallagher (“Mi ha detto: ‘Ci stai pensando troppo. F*nc*lo lo streaming!“). ‘The River‘ di Bruce Springsteen, ‘Ogden’s Nut Gone Flake‘ degli Small Faces e lo stesso Album Bianco dei Beatles sono le dichiarate fonti d’ispirazione a livello compositivo.

Sono così ben 24 le tracce messe insieme dal quintetto del Merseyside, di cui 9, però, interludi in cui la voce narrante è quella del nonno 85enne di James e Ian. Rimangono 15 canzoni che compongono un’opera comunque corposa, per il cui ascolto è necessaria quasi un’ora. La paventata ridondanza, tuttavia, non si verifica. Al contrario, ‘Coral Island‘ scorre piacevole e acquista sempre più senso col passare dei brani: una fuga dalla realtà, un’immersione in un passato romantico e gioioso che è quanto mai necessaria in un momento come questo. Si rivela anche un’ulteriore prova maiuscola da parte di una band che ha già realizzato ottimi LP (l’esordio omonimo del 2002, ‘The Invisible Invasion‘ del 2005, ‘Butterfly House‘ del 2010), con un suono estremamente riconoscibile ma mai ripetendo sé stessa. Come avviene anche dell’opera in questione: il consolidato blend tra indie-pop, folk e psichedelia funziona sia nella prima metà (sotto-titolata ‘Welcome To Coral Island‘) più ritmata, che nella seconda (‘The Ghost Of Coral Island‘) maggiormente riflessiva. E un doppio album senza alcun calo creativo non è mai circostanza così scontata, al netto degli scomodi raffronti storici.

VOTO: 😀



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