
🎵 Country-soul | 🏷️ Bloodshot Records | 🗓️ 26 giugno 2026
Si è preso il suo tempo, Andrew Sa. Più o meno cinque sono stati gli anni per giungere alla pubblicazione del suo album di debutto, ‘American Rough’, da quando sono cominciati i contatti con H.C. McEntire, rinomata cantautrice alt-country che per Andrew si è trasformata in consigliera, co-autrice, produttrice e pure featuring. Le era evidentemente apparso chiaro sin da subito che aveva tra la mani un diamante grezzo, così come lo aveva capito Patrick Haggerty dei Lavender Country, pioniere della scena queer-country negli States, che lo ha inserito in un giro giusto, che non lo forzasse a rinnegare la propria personalità. Del resto, la sua passione per la musica tradizionale americana aveva radici nella sua infanzia: Andrew aveva ascoltato e cantato musica folk sin da bambino, anche grazie alla madre, che gestiva un’attività di karaoke itinerante. Insomma, era destino.
Il fato è stato però certamente aiutato dalla scelta del musicista di origine californiana di trasferirsi a Chicago, dove ha cominciato a frequentare la vibrante scena artistica locale e dove, per l’appunto, ha potuto conoscere Haggerty. ‘American Rough’ ha però preso forma in North Carolina, dove McEntire e l’altra co-produttrice Missy Thangs hanno i loro studi di registrazione. Dapprima spedendo via mail i demo, e poi recandovisi di persona. Lo hanno raggiunto una serie di musicisti di spessore, che pare quasi abbiano fatto a gara per coadiuvarlo: Luke Norton (pianoforte, chitarra), Casey Toll (basso), TJ Maiani (batteria), Spencer Tweedy (batteria e percussioni), Nick Broste (trombone), Hunter Diamond (sassofono), Ivan Pyzow (tromba), Allyn Love (pedal steel), Macie Stewart (violino), Rosali (voce) e Liam Kazar, fondamentale appoggio per il suo songwriting, influenzato da eroi del passato del calibro di Patsy Cline, Roy Orbison e Hank Williams, oltre a star più prossime come Rufus Wainwright, KD Lang e Jeff Buckley.
Il risultato è un disco bellissimo, persino impressionate se si pensa che si tratta di un LP d’esordio. Non soltanto per la capacità lirica di Andrew, che ribalta gli stereotipi di genere raccontando di una mascolinità di certo non convenzionale per chi in passato ha imbracciato una chitarra acustica e indossato un cappello da cowboy. La delicatezza e la misura di testi è assolutamente coerente con una componente melodica e strumentale che rende i dieci brani in scaletta tutti classici senza tempo, arricchiti da elementi soul e soft-rock che alzano ulteriormente il livello, sia artistico che empatico. La voce di Sa, poi, è l’altra carta vincente: potente e sicura, ma anche vulnerabile ed emozionante. ‘Under You’, ‘Follow’ e ‘You Turned Me On’ sono gli esempi più fulgidi di un’opera a suo modo perfetta, per cui ne è valsa davvero la pena attendere quasi un lustro. Certamente, uno dei migliori debutti dell’anno corrente.
😀