
🎵 Art-folk/rock | 🏷️ All My Friends Records | 🗓️ 3 luglio 2026
Il loro primo EP, gliel’ha prodotto Richard Russell della XL Recordings. Il loro primo tour, lo hanno fatto insieme alle Wet Leg. Tra i loro fan più accaniti, c’è niente di meno che Marina Abramovic. Ma che i Mary In The Junkyard fossero una band di predestinati era facile capirlo al di là dei contatti celebri. Era sufficiente ascoltare il loro primo singolo, ‘Tuesday’, pubblicato a fine 2023, per capire che la chitarrista e cantante Clari Freeman-Taylor, la bassista e violista Saya Barbaglia e il batterista David Addison, di strada ne avrebbero fatta. Un percorso iniziato otto anni fa in un campo estivo nella zona di Hitchin, nell’Hertfordshire, dove Clari e Saya si sono incontrate e hanno suonato insieme per la prima volta. Bisogna però arrivare al 2022 per il primo concerto ufficiale: la frontwoman si era guadagnata il palco di un pub, il Cavendish Arms a Stockwell, Londra, e pensò proprio alla vecchia amica e a David, ex collega in un’altra band, per essere accompagnata on stage. Da allora, i tre non si sono più separati: hanno fatto tanta gavetta al ‘mitico’ Windmill di Brixton, dove hanno sviluppato quello che loro stessi definiscono “chaos-rock”, arrivando alla formula attuale, ovvero quella che si può ascoltare in ‘Role Model Hermit’, il primo LP di una carriera che potrebbe diventare rilevante.
“Non sappiamo davvero cosa stiamo facendo quando iniziamo a comporre. Viene fuori e basta”, afferma Freeman-Taylor in un’intervista a Stereogum, confermando quell’istinto confusionario che Oli Bayston (artisticamente conosciuto come Boxed In) è riuscito a incanalare in un lavoro tutt’altro che caotico, bensì riflessivo, emozionante e a suo modo raffinato. Vengono in mente Elena Tonra dei Daughter e Adrienne Lenker dei Big Thief quando si ascolta Clari, che nell’economia del gruppo ha un’importanza e una presenza scenica paragonabile. È la sua versatilissima vocalità che accompagna le canzoni dalla quiete alla tempesta, con una spontaneità estrema e resa udibile anche dalla scelta di registrare dal vivo tutti insieme: “Non c’erano control room separate, era una grande stanza aperta, quindi il rapporto è davvero collaborativo, perché siamo tutti nello stesso spazio contemporaneamente. Quando registri così, è tutto una decisione unanime… o meglio, non è neanche una decisione: è la verità”, raccontano a The Line Of Best Fit.
Il risultato è un disco sgusciante quanto rassicurante, sperimentale ma accessibile, fittissimo di grandi canzoni, ognuna con una personalità specifica. Come la rumorosa ‘Seek And Destroy’, la sghemba ‘Myrtle’, l’intensissima ‘Crash Landing’, la vellutata ‘Welcome Break’, la delicata ‘Candelabra’, la folkloristica ‘Thou Shalt Sprout’, per non parlare dell’epica conclusione di ‘Mouse’. Sono tutti brani eccezionali, considerandone l’essere parte di un’opera prima. Mostrano una cantautrice di livello superiore, che potrebbe ben presto affiancare in considerazione le più acclamate indie-folksinger contemporanee. Del resto, una come Marina Abramovic non si scomoda per caso.
😀