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Twisted Teens: ‘Florida Water Blues’ (Going Underground, 2026)

🎵 Garage-rock | 🏷️ Going Underground Records | 🗓️ 10 luglio 2026

Si narra che Caspian Hollywell e Razor Ramon Santos (nomi e cognomi che sembrano usciti da un romanzo trasposto in serie TV) si siano incontrati per caso. Attirati dal basso costo degli affitti, erano andati entrambi ad abitare a New Orleans, città meno cara di altre e storicamente caratterizzata da una vibrante scena musicale. Si racconta addirittura che RJ (questo il soprannome di Razor Ramon), in circostanze non meglio specificate, dormì a casa di Caspian mentre il proprietario era assente. Quella stessa notte, in sogno, gli venne suggerito (lui pensa essere stato Dio in persona) di andare a comprarsi una steel-guitar. Così, il giorno seguente, si recò repentinamente ad Asheville per acquistarne una. A breve, i due avrebbero formato i Twisted Teens, che in poco più di due anni hanno pubblicato già tre LP: l’omonimo del 2024, e i due del 2026: ‘Blame The Clown’, uscito a febbraio, e questo ‘Florida Water Blues’, che ne è, a detta del duo, la versione “più riflessiva”.

RJ ha dunque messo la sua steel nuova e fiammante al servizio di Caspian, che oltre ad averlo ospitato, scrive ogni canzone e suona tutti gli altri strumenti. Il loro è un garage-rock a bassa fedeltà venato di blues e country, con elementi rockabilly, punk e indie che ogni tanto fanno capolino. A colpire è altresì la voce del frontman, calda e sicura ma pure sufficientemente rotta e biascicante per allontanare ogni ipotesi di belcanto. “Non sforno merda per la gente. Se non ha vitalità, non la sentirete mai. Non dico che tutti saranno sempre i brani più catchy del mondo, ma non pubblicheremo niente che non sia pieno di energia”, afferma con risolutezza Honeywell in un’intervista a Paste Magazine.

Una dichiarazione che è un manifesto programmatico pienamente rispettato in ‘Florida Water Blues’. Che sì, forse è meno impetuoso dell’album precedente, ma provenendo dalle stesse sessioni di composizione e registrazione, neanche troppo. ‘Why Did You Miss It?’, ‘Swamp’, ‘Concealed Weepin’’ e ‘Dancer’ associano grinta a melodie, senza mai sembrare eccessive da un lato o compiacenti dall’altro. Anche grazie a testi non banalizzanti e ironicamente arguti, le dodici canzoni di questa opera terza appaiono autenticamente sincere nel loro essere prive di ogni possibile fronzolo, ma anche maggiormente profonde e dimensionate rispetto al repertorio che le ha precedute. Un lavoro molto buono, dunque, che potrebbe indirizzarli, artisticamente parlando, verso quartieri più nobili di quelli in cui stanziano attualmente.

🙂



 

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